Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU per diffondere una maggiore consapevolezza sui diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico.
L’autismo, o più precisamente il Disturbo dello Spettro Autistico, è una condizione neurologica che influenza il modo in cui le persone percepiscono il mondo influenzando anche la modalità di interazione con gli altri. Le manifestazioni sono molto diverse tra loro e cambiano in base alla persona per questo motivo si parla di “spettro”. L’autismo NON è una malattia ma una neurodivergenza, quindi è un modo diverso del cervello di funzionare.
In occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo è stato creato un video dalla SC Disabilità e Disturbi del Neurosviluppo dell’Adulto, video disponibile sui canali social ASUGI.
Di seguite alcune risposte alle domande più frequenti sul tema a cura della SC Disabilità e Disturbi del Neurosviluppo dell’Adulto:
D: Che cos’è l’autismo?
R: L’autismo, o più precisamente il Disturbo dello Spettro Autistico, è una condizione neurologica che influenza il modo in cui le persone percepiscono il mondo influenzando anche la modalità di interazione con gli altri. Le manifestazioni sono molto diverse tra loro e cambiano in base alla persona per questo motivo si parla di “spettro”. Per fare un esempio ci sono persone che faticano a mantenere il contatto visivo e altre che non hanno questa fatica ma possono essere sensibili ai rumori.
D: È vero che le persone autistiche hanno tutte difficoltà a comunicare?
R: Non è del tutto vero. Ci sono persone autistiche che hanno difficoltà con il linguaggio parlato, altre possono essere non verbali mentre altre ancora comunicano fluentemente ma con uno stile comunicativo diverso da quello comunemente usato, come per esempio potrebbero:
preferire scrivere anziché parlare oppure parlare al telefono
essere diretti
avere difficoltà a capire il linguaggio astratto oppure capire l’ironia
D: L’autismo si può “vedere” dall’aspetto di una persona?
R: No. L’autismo è una condizione che riguarda il come funziona il cervello della persona e quindi di conseguenza la persona stessa. Non ha caratteristiche fisiche particolari.
D: Quali sono gli stereotipi più comuni sull’autismo?
R: Ce ne sono diversi, ne cito solo alcuni:
“Le persone autistiche non provano emozioni.” Assolutamente Falso! Provano emozioni e alcuni di loro in maniera molto profonda ciò che cambia è nella loro espressione. Ad esempio se pensiamo agli abbracci: per noi è un gesto che indica profondo affetto e vicinanza, le persone autistiche al posto che abbracciare potrebbero condividere con l’altro un interesse per loro speciale, e quello per loro è dimostrazione di affetto.
“Tutte le persone autistiche sono dei geni.” No, autismo non è per forza sinonimo di intelligenza superiore, in realtà le persone con autismo possiedono livelli cognitivi differenti anche se alcuni hanno abilità straordinarie.
“Le persone autistiche non si possono innamorare.” Assolutamente falso! Le persone autistiche come dicevo sopra provano emozioni e sentimenti anche in maniera intensa. Il focus non è se provano o meno sentimenti ma nella modalità di espressione. Per esempio se si dovessero innamorare profondamente al posto che portare dei fiori o cimentarsi in dichiarazioni romantiche potrebbero parlare per ore della loro passione.
D: Molti ancora oggi si chiedono se l’autismo sia una malattia o se si possa curare…
R: No, e qui è importante ribadirlo, l’autismo NON è una malattia ma una neurodivergenza, quindi è un modo diverso del cervello di funzionare. Dire che è qualcosa da “curare” presuppone che ci sia qualcosa di sbagliato ma non è così! Ciò che si può fare invece e che è molto importante è fornire supporti adatti a queste persone affiché le si possa aiutare a gestire la sensibilità sensoriale oppure offrire supporti per sostenerli nella comunicazione se dovessero avere difficoltà.
D: È vero che nelle persone autistiche non c’è desiderio di avere amicizie o intrattenere rapporti amicali?
R: Anche questo non è corretto. Moltissime persone autistiche desiderano e cercano di relazionarsi con gli altri per avere amici, ma a causa della fatica di interpretare i segnali sociali e gestire le interazioni come il mondo si aspetterebbe, fanno molta fatica a intessere relazioni di amicizia. Se avete davanti una persona autistica ricordatevi questa cosa e ricordate che a volte:
fanno fatica a capire quando è tempo di concludere una conversazione.
faranno meno fatica a rapportarsi con voi in attività strutturate come nei giochi da tavolo piuttosto che in conversazioni informali
saranno più facilmente affaticate dall’interazione per quello detto pocanzi, quindi spesso avranno bisogno di tempo per “ricaricarsi” dopo le interazioni.
D: Il mondo può rendersi più inclusivo per queste persone? E se sì come?
R: Certo che è possibile, e sarebbe auspicabile. Come? Essendo consapevoli del loro funzionamento seguito da piccole accortezze come ad esempio:
Ambiente: ridurre i rumori forti nei luoghi anche pubblici (per quanto possibile) come ad esempio pensare di creare delle fasce orarie in cui vige la “quiet hour” nei negozi
Non insistere nel chiedere una modalità comunicativa diversa: se si hanno difficoltà nel mantenere il contatto visivo non significa che non vi stia ascoltando
Non forzare la persona a fare qualcosa che ci aspettiamo: se per concentrarsi la persona ha bisogno di muovere le mani, lasciamo fare senza giudizio
D: Quel è dunque la cosa più importante che dovremmo ricordare sull’autismo?
R: La cosa importante da ricordare è che l’autismo non è un errore, non è sbagliato ma è una modalità differente di essere ed essere nel mondo con il mondo. Ogni persona possiede caratteristiche uniche e personali, costellate da sfide ed eccellenze come chiunque altro. La cosa più importante che ognuno di noi può fare è ascoltare e accettare senza pregiudizio ricordandoci che la persona che abbiamo di fronte probabilmente non farà o non ci risponderà come ci aspettiamo. La cosa più grande che possiamo fare è conoscere e capire sempre un po’ di più la neurodiversità affinché si possa costruire un mondo che possa aiutare ogni persona ad esprimere sé stessa al pieno della propria potenzialità senza dover essere costretta invece a fingere di essere qualcun’altro per tentare di integrarsi.
D: Se dovesse dire cosa possiamo fare per essere davvero inclusivi in una sola frase?
R: Smettiamo di pensare che esista un solo modo di essere, di imparare, di pensare o di percepire gli altri ed il mondo e apriamoci invece con curiosità e rispetto alla diversità perché questo è il più grosso insegnamento che la neurodiversità ci regala