La riforma sulla c.d. separazione delle carriere dei magistrati è uno dei temi più incandescenti del dibattito politico-giuridico attuale. Proprio di questo tema tratterà la conferenza, parte del ciclo “Cultura della legalità e democrazia”, in programma venerdì 4 aprile alle 18 nella sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich a Trieste. L’evento s’inserisce nel più ampio progetto di Divulgazione umanistica promosso dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali: il Circolo ha assegnato una priorità ai temi della giustizia e della legalità all’interno della propria programmazione culturale.
A guidare la riflessione sarà Roberto E. Kostoris, illustre giurista, professore emerito di Diritto processuale penale dell’Università di Padova e direttore della sezione Scienze morali del CCA. Kostoris, che vanta un curriculum di oltre 230 pubblicazioni e incarichi di insegnamento in numerose università italiane e straniere, proporrà un’analisi tecnica e imparziale di una riforma che sta creando profonde divisioni tra forze politiche, tra governo e magistratura, tra magistratura e avvocatura. I suoi sostenitori la vedono infatti come necessaria per garantire l’imparzialità del giudice e l’equilibrio delle parti nel processo penale, i suoi detrattori temono che possa indebolire il pubblico ministero e renderlo più vulnerabile alle pressioni politiche.
“Quello in discussione – rammenta Kostoris – è un disegno di legge costituzionale che recentemente è stato approvato in prima lettura dalla Camera -. Considerando che potremmo essere tutti chiamati a esprimerci sulla materia tramite referendum confermativo, è fondamentale affrontare il tema con spirito ‘laico’, andando oltre gli slogan e cercando di comprenderne realmente la portata”. Ad esempio, osserva Kostoris, non si può ignorare che “in realtà, una separazione delle carriere, almeno di fatto, già nella sostanza esiste, poiché il passaggio da una carriera all’altra è attualmente già sottoposto a moltissime limitazioni. La riforma mira piuttosto a una separazione delle magistrature, con la previsione di due diversi Consigli superiori, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente”. Un punto particolarmente delicato riguarda le modalità di selezione dei membri togati di questi consigli: “È previsto un sistema di sorteggio secco dall’elenco di tutti i magistrati italiani, che mira a recidere gli eccessi correntizi, ma che però può far sorgere problemi di altro tipo”. Inoltre, la riforma prevede l’istituzione di un nuovo organo, separato dai Consigli superiori, l’Alta corte disciplinare, a cui viene trasferita la gestione delle questioni disciplinari nei confronti di tutti i magistrati. La riflessione del professor Kostoris si estende anche all’efficacia della riforma rispetto ai problemi più pressanti della giustizia penale italiana: “Questa riforma non affronta questioni centrali come la lentezza dei procedimenti, la mancanza di uomini e di risorse, o il problema del gigantismo che hanno assunto le indagini rispetto al processo”. Molto preoccupa, aggiunge il prof. Kostoris, l’idea che la riforma indebolisca la magistratura requirente, anche se non è detto che ciò si realizzi realmente, così come preoccupa ancor di più che il retro-obiettivo del legislatore sia quello di “giungere ad una sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo. Non lo si può certamente escludere, ma è una prospettiva che riguarderebbe il futuro, dato che in questo disegno di legge il pubblico ministero continua a mantenere la sua indipendenza. Quindi occorrerebbe procedere ad un’ulteriore riforma della Costituzione per realizzare quell’obiettivo”.
L’ingresso è libero, sino a disponibilità di posti. Stante la forte affluenza prevista, si raccomanda di prenotare la propria partecipazione con una mail a [email protected]