di Edoardo Gridelli
Giorgio Sangati divenuto ormai una realtà nel mondo dello spettacolo come acclamato regista teatrale, ci porta in scena quest’opera di David Mamet, una delle voci più influenti del teatro e del cinema contemporaneo. Infatti Mamet ha ottenuto il suo successo teatrale con opere come “American Buffalo” del 1975 e “Glengarry Glen Ross” del 1984, commedia che ha vinto il Premio Pulitzer; tra le opere teatrali più importanti ricordiamo “Oleanna” e proprio “Boston Marriage”. La sua notorietà e bravura di scenografo lo vede impegnato in film del calibro di “Il Postino Suona Sempre Due Volte”, “Il Verdetto”, “The Untouchables”, “Hoffa” e “Ronin”, senza dimenticare le sue regie per il cinema di pellicole iconiche come “House of Games”, “Hannibal” e “Spartan”.
Proprio per il suo stile e le sue tematiche teatrali e il suo linguaggio, spesso crudo e realistico, è stato definito “Mamet Speak”, con dialoghi frammentati e interruzioni che imitano il parlato quotidiano, dando un senso più vicino a noi anche ad opere come “Boston Marriage” ambientato a fine Ottocento.
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Giorgio Sangati si è avvalso dell’ottima traduzione di Masolino D’Amico, riproponendoci questa commedia ironica, costruita su incomprensioni, incoerenze e volute contraddizioni. Una trama ben costruita su una bostoniana realtà liberale di fine secolo, il diciannovesimo, dove il “Boston Marriage” definiva il termine usato per indicare una convivenza tra donne indipendenti, ma aiutate economicamente da un reale supporto materiale e non solo affettivo maschile, ed è il caso di Anna, splendidamente interpretata da una Maria Paiato: Anna, che sfoggia tutta la sua bravura di attrice anche mèlo in una perfetta recitazione a tinte forti , economicamente sostenuta ed appoggiata dal nuovo amante, ma legata alla sua “amica” di sempre, Claire, interpretata egregiamente da Mariangela Granelli. La prima cerca di trattenere l’amore di lei, un rapporto d’amore ed affetto quasi perfetto e che l’ha sostenuta finché ha potuto, anche economicamente, mentre l’altra, Mariangela Granelli “Claire”, innamorata di una giovane donna molto più giovane di lei, vuole conquistare il suo cuore, chiedendo proprio aiuto alla sua vecchia amante, e una ingenua camerierina tutta “thè e grembiulino”, la magnifica Ludovica D’Auria, che scocca frecciate al vetriolo, appena le è possibile. La situazione si complica quando scoprono che il dono che Anna ha ricevuto dal suo amante, un prezioso gioiello, appartiene proprio alla famiglia della ragazza di cui Claire è innamorata. Questo scatena un gioco di dialoghi affilati, inganni e situazioni comiche cariche di sottintesi creando un inaspettata e piacevolissima pièce ricca di colpi di scena e situazioni farsesche che la rendono unica tra le sceneggiature di Mamet, usualmente dai contenuti ben più seri e impegnativi: forse proprio da “Boston Marriage” nasce il suo “Mamet Speak”, dove il suo linguaggio spezzettato, pieno di allusioni e controsensi la fa da padrone, passando da dialoghi raffinati da salotto “bene” a una parlata volgare ed aggressiva, che aiuta a far cadere la maschera su ogni consuetudine, sull’amore stesso, per la gioia del pubblico.
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Certamente Sangati non avrebbe avuto un successo di pubblico e di applausi se non vi fossero state sul palco tre perfette “ladies” artistiche come Maria Paiato, Mariangela Granelli e Ludovica D’Auria.
In replica al “Politeama Rossetti mercoledì 26 febbraio ore 20:30
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“BOSTON MARRIAGE”
Di David Mamet
Traduzione Masolino D’Amico
Con Maria Paiato, Mariangela Granelli, Ludovica D’Auria
Regia Giorgio Sangati
Assistente alla regia Michele Tonicello
Scene Alberto Nonnato
Luci Cesare Agoni
Costumi Gianluca Sbicca
Musiche Giovanni Frison
Produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo di Palermo
In accordo con Arcadia & Ricono Ltd
Per gentile concessione di A3 Artists Agency