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Pomeriggi al Verdi al via a Gorizia


Una Butterfly a tutto blues, riletta per Teatro d’Ombre; un Werther nostro contemporaneo, che parla il linguaggio dei burattini e indaga la natura dei sentimenti; una dedica surreale ai linguaggi della scena, che gioca e ci diverte col “teatro nel teatro’. “Butterfly blues”, “Werther” e “Corazòn corazon” sono i tre spettacoli chiamati a scandire la nuova vetrina dei “Pomeriggi al Verdi” di scena a Gorizia da sabato 17 dicembre: tre produzioni per pubblico adulto dedicate al rapporto fra attore e teatro d’animazione, riunite nella rassegna a cura di Roberto Piaggio e Antonella Caruzzi, promossa da Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Comune di Gorizia e CTA – Centro Teatro Animazione e figure Gorizia con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Sotto l’albero, dunque, nel conto alla rovescia verso le feste di fine anno 2017 il pubblico potrà scoprire il fascino e la magia di una sapienza attoriale che in scena sintetizza varie tecniche e linguaggi diversi dello spettacolo: come dimostra la produzione della storica compagnia Controluce Teatro d’Ombre, “Butterfly Blues”, in programma domenica 17 dicembre al Teatro Verdi di Gorizia (ore 18.30) sulle musiche originali di Giacomo Puccini. In scena Antonella Usai, Marco Intraia, Cora De Maria, Alberto Jona, Jenaro Meléndrez Chas, voce recitante Eliana Cantone e interventi musicali di Andrea Chenna. Molto si è detto sulle figure femminili che danno vita al mondo musicale pucciniano, ma sicuramente fra tutte Butterfly è un personaggio a parte. Le varie Manon, Tosca, Mimì, pur votate alla morte, sono eroine amate e amanti lontane dall’immaginario della sedotta e abbandonata, come pure la piccola Liù che si uccide per un amore non ricambiato.

Butterfly, più di tutte, sembra combaciare con l’archetipo femminile che Puccini ha inseguito e amato per tutta la vita: bustaie, modiste, fanciulle fragili del mondo dell'ombra, destinate a subire un destino amoroso spietato. Lo spettacolo parte da Puccini morente nel suo letto d'ospedale a Bruxelles. Muto, con gli aghi radioattivi della terapia infilzati in gola, come farfalla in una teca, Puccini aspetta di morire e nel delirio del dormiveglia la donna che lo accudisce gli appare annebbiata, immagine confusa tra il sollievo e l'ansia, misteriosa ed enigmatica, come una figura di teatro Nō, fino a incarnare la stessa Butterfly. Attraverso musica, parole, ombre e danza, lo spettacolo ripercorre la storia di seduzione, abbandono, attesa, inganno e suicidio; alla fine però la maschera cade e Butterfly rivela se stessa, incombendo magnifica e inesorabile su Puccini.

Un Werther nostro contemporaneo, che parla il linguaggio dei burattini e indaga la natura dei sentimenti: una dedica ai tanti linguaggi della scena e alle mille possibilità che il teatro di figura offre per raccontare storie e testi che appartengono alla storia e alla coscienza dell’umanità. Come il capolavoro di Goethe, “Die Leiden des jungen Werthers. I dolori del giovane Werther", pietra miliare della letteratura romantica e della metafora, suggestiva e insidiosa, di un’eterna giovinezza. Domenica 28 gennaio, alle 18.30 il sipario si alzerà appunto su “Werther”, nel libero adattamento per teatro dei burattini ispirato all’originale di Goethe, affidato in scena a Patrizio Dall'Argine e Veronica Ambrosini, che hanno curato anche burattini, scene e costumi. La drammaturgia sonora è di Damiano Grasselli. Spiega l’artista Patrizio dall'Argine: «Il giovane Werther e i suoi dolori sono parte della Storia occidentale. Con un certo azzardo formale è stato pensato questo libero adattamento per il Teatro dei Burattini: qui la struttura del classico si cala in un’ambientazione contemporanea. Per il Teatro Medico Ipnotico, il teatro dei burattini richiede un dialogo costante e continuo tra le arti in un mix di tradizione ed innovazione. Con l’adattamento per burattini del Werther abbiamo tradito la struttura epistolare e collocato la vicenda ai nostri giorni. Werther è nostro contemporaneo perché la sua scelta estrema contiene una possibilità di rivincita dell’umano nei confronti di una società che ha imboccato il vicolo cieco della sostanza, delle apparenze e della bellezza virtuale. In questo lavoro rimane pochissimo del linguaggio epistolare di Goethe. La nostra viene spesso definita la società delle immagini e della comunicazione. L’artista dovrebbe invece cercare l’invisibile che si cela nel visibile e il visibile che si trova nell'invisibile. Il teatro dei burattini, fatto di statue moventi, oranti e policrome, ha le carte per giocare questa partita sulla scena del teatro». 

Domenica 11 febbraio chiuderà la rassegna “Corazòn corazòn”, uno spettacolo dedicato alla passione e al teatro: una disputa surreale che diventa originale divertissement, capace di mettere in risalto e in contraddizione diversi linguaggi teatrali. In scena Francesca Bettini, Paolo Colombo e Gyula Molnàr.

Abbonamenti e biglietti presso il botteghino del Teatro comunale Giuseppe Verdi, Corso Italia GORIZIA, t. 0481 383602 Info CTA Gorizia t. 0481 537280 www.ctagorizia.it ctagorizia/facebook.com


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