di Edoardo Gridelli


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La rondine: quando i nuovi drammaturghi rivelano
la loro innata bravura parlando di forti tematiche


Il nostro mondo potrebbe' migliorare ma dipenderà dalla capacità di comprendere che non siamo uguali nei sentimenti e nelle scelte di vita, ma per far questo ci deve essere un reciproco rispetto: che l' amore gay sia lecito è un conto, ma nello stesso tempo, queste persone devono, possono far comprendere le loro scelte, ai loro genitori, se a loro volta sono rispettati nel non poter “cogliere” appieno immediatamente le loro visioni della vita e dell' amore, perché nati in un' altra generazione di padri e madri che avevano un'altra visione del mondo, che avrebbero potuto comprendere i tutti i desideri delle nove generazioni, ma queste dovrebbero aprirsi con rispetto a questa loro difficoltà, aiutandoli a ricreare delle famiglie unite.

Questo lavoro è un capolavoro, un libro da leggere e rileggere nella mente anche se solo visto a teatro.

Vi è una finezza drammatica unica, dove non c'è rabbia esasperata o rifiuto incondizionato a comprendere.

Il dramma giace e si sviluppa finemente proprio nella comprensione finale di due generazioni troppo distanti, ma non per questo non disposte ad ascoltare e parlare tra loro.

Non è solo perché il giovane protagonista era l'amore il figlio dell' altra coprotagonista, che non sapeva che lui era il fidanzato del figlio morto in un attentato, ma appunto nel dialogo mai oltre le righe, almeno non troppo, anzi, della recitazione di due bravissimi attori che hanno interpretato n maniera meravigliosa questo SIGNOR DRAMMA MODERNO.

E qui spicca nella drammaturgia contemporanea il nome di Guillem Clua spagnolo nato a Barcellona nel 1972, Clua è anche giornalista, sceneggiatore e regista teatrale, che vanta gioa una serie di riconoscimenti e di lavori anche all' estero, e ora risiede a N. Presentandosi alla metropoli americana nel 2006 con un un testo “El sabor de las cenizas” in lingua inglese sul conflitto mediorientale.

Una scena scarna con pochi mobili coperti, come fantasmi da teli bianchi e un pianoforte, e ciò basta per rappresentare questo dramma. 

Il dramma si sviluppa, come detto, pian piano, Marta, maestra di canto, che ha perso suo figlio in un attentato terroristico in un bar gay, prende in casa per dar lezioni di canto a un certo Matteo: cosi si apre il sipario, ma ci si accorge subito che qualcosa non quadra.

Clua infatti anche se si ispira all’attacco terrorista consumato nel Bar Pulse di Orlando, noto locale gay, in Florida nel 2016, e dove morirono 49 gay, 

Clua non si ferma a questo solo disumano episodio ma libera lo sfogo su altri drammi che accomunano tutte le persone, il dramma del Bataclán di Parigi, del lungomare di Nizza, delle Ramblas di Barcellona. Un atto di follia pura che continua a uccidere, vuoi per fanatismo omofobo vuoi per fanatismi religiosi, la differenza non ce ne è, e qui entra in gioco la madre a spiegare al fidanzato che il dolore è solo dolore e che questo accomuna tutta l'umanità.

E sarà il giovane a spiegargli quanto suo figlio la amasse ma non se lo dicevano mai, e lui non riusciva a parlare delle sue scelte, che in realtà erano sospettosamente capite dalla madre.

E saranno i dialoghi a volte serrati, a folte freddi e dolorosi, dove, alla fine anche i ricordi diventeranno una liberazione per Marta e Matteo: nel dramma,  risuonano infatti parole che portano pian piano alla liberazione del dolore di entrambi, e lui che consegna alla madre un figlio da lei sconosciuto ma splendido, come ricordo.

Una liberazione quella di Maria, che sa ora che suo figlio non è morto solo, morte che noi comunque definiamo disumana, inaccettabile. perché nessuno ha il diritto di privare la vita per qualsiasi motivo al mondo, a un innocente vittima, del terrorismo e il fanatismo è di per se costruito appositamente per persone dai pensieri turbati e malati e che questa società' è sempre su un bilico, tra giustizia e tolleranza.

Vi devono essere dei paletti per delineare un limite e un castigo adeguato, la tolleranza è già di per se una parola errata, tollerare significa accettare faticosamente un qualcosa che in un certo senso ci viene imposto, quindi, la parola sarebbe amare, ma si possono amare simili bestie che uccidono senza scrupolo persone che l0 unica cosa che hanno fatto di male è ritrovarsi a prendere un drink o camminare per strada?

Clua infatti lascia scritto nelle sue note “tutti siamo noi, perché davanti ad un attacco indiscriminato tutti siamo vittime, e tutti ci troviamo allo stesso bivio:. si legge nelle note al testo, “tutti siamo noi, perché davanti ad un attacco indiscriminato tutti siamo vittime, e tutti ci troviamo allo stesso bivio: odio o amore. 

E se Marta trova amore da Matteo per le sue parole, e viceversa, comprendendosi, poi, l'una con l'altro, noi non vogliamo esprimerci con “ odio “, verso quelle persone, che compiendo simili attentati, non consideriamo esseri umani, vorremmo usare altre parole, non confacenti ad una recensione.

Bravissimi e applauditissimi Lucia Sardo, Luigi Tabita che sono riusciti a far risaltare il pensiero di Clua grazie anche ad un'ottima traduzione della Vannucci. 

Ottima la regia, senza sbavature o orpelli che non sarebbero serviti a nulla.

“La rondine” va in scena alla Sala Bartoli da martedì 19 marzo alle ore 19.30 e replica nei consueti orari fino a domenica 24 marzo per il cartellone “Altri percorsi” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. 

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare nei consueti punti vendita e circuiti oppure in internet accedendo direttamente dal sito del Teatro, www.ilrossetti.it. Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero 040. 3593511.

La Rondine
(La canzone di Marta) 

di Guillem Clua 
traduzione Martina Vannucci 
adattamento Pino Tierno 
con Lucia Sardo e Luigi Tabita
regia Francesco Randazzo 

musiche originali Massimiliano Pace 
costumi Riccardo Cappello
luci Salvo Orlando 
produzione Teatro Stabile di Catania


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