di Edoardo Gridelli


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Al Rossetti Elio recita, canta e incanta con
"Il grigio" di Giorgio Gaber e Sandro Leporini

Si ringrazia “Le Generali” che come ogni anno offre alla città di Trieste uno spettacolo teatrale di altissima qualità, grazie l suo gruppo “Valore Cultura”.

Se dovessimo iniziare a parlare di Giorgio Gaber, dell'uomo, della sua carriera musicale e teatrale, del suo sodalizio anche con Sandro Luporini, come nel “Grigio”, non ci basterebbero 10 pagine.

Gaber era un vero intellettuale, un'anima in continuo tormento, agitata dal voler parlare, scrivere, cantare, raccontare, mai celebrare, o autoreferenziarsi, su ogni cosa. Gaber raccontava e ci racconta che: ogni atteggiamento, presa di posizione, pensiero che “mi sembra sbagliato, mi sento in dovere di capire se sono io sbagliato o questo mondo. Ci sono troppe cose in questa vita, di “modernità'” di pensiero in Italia, nel mondo che non capisco, vi sono logiche di pensiero che si stravolgono, che divengono la sintesi dell'antitesi di altre, un mondo da prendere con ironia ma anche con un po' d' amarezza.”

“Il signor G” si trasforma, si completa, intuisce e percorre una strada di pensiero difficile da intraprendere, ma la sua statuaria, incorruttibile visione del mondo lo ha portato non a cambiare le sue idee, perché erano pregne di buon senso, critiche anche verso se stesso e verso il mondo circostante, ma a comprendere che i suoi ideali, la sua vita di pensatore, prima che di cantante, venivano lese, calpestate, stravolte. Mr G si ritrova quindi a scrivere, tra il 1995/96 nel album “Destra-Sinistra” l'omonimo brano che fu non subito compreso da tutti. 

Vogliamo citare alcune righe per arrivare poi a parlare del “Grigio” Gaber ci dice, cantando “Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra Ma cos'é la destra cos'é la sinistra “Ma cos'é la destra cos'é la sinistra”, il ritornello è chiaro: L’ideologia, malgrado tutto, “credo ancora che ci sia è la passione nel viverla. L’ossessione della tua diversità che al momento dove è andata non si sa, dove non si sa.“

Mr G è sempre stato un uomo di sinistra, dalle sue idee chiare e certe, sempre pronto al dialogo e soprattutto aperto ai cambiamenti se questi fossero stati coerenti da dove erano partiti, ma si ritrova, come ogni uomo di straordinaria intelligenza, solo, e da molto prima del 1995/6, crediamo sia stata l'idea, l'incipit de “Il Grigio”, del cantautore nel 1988/1989, che ricordiamo è anche un racconto teatrale, a portare alla scrittura del album, prima citato, e non solo quello. 

Ma Mr G non è stato , forse, mai solo, almeno non del tutto, forse poco compreso, e lo ribadisce ancora più aspramente nel album “La mia generazione ha perso” del 2001, dove Gaber fornisce un ritratto, alternando nuove e vecchie canzoni con testi riadattati, sottolineando ancora più fortemente anche il malcostume della società moderna, dando un quadro amaro di quelli che secondo lui sono i problemi della politica e della società, “sono” perché dal 2001 ad oggi, possiamo affermare che Gaber, nella sua geniale e aspra intuizione, ci offre la realtà del oggi: il degrado non solo morale, ma culturale e la mancanza di buon senso sono ancor più evidenti nei nostri giorni.

Quindi già nel 1988, il malumore, l'irrequietezza di Gaber viene espressa ne “Il Grigio”, lavoro anche teatrale composto con Sandro Luporini, pittore, scrittore e paroliere e suo compagno di viaggio dal 1961. “ Il Grigio“ oggi rappresentato al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia è una rielaborazione teatrale creata da Giorgio Gallione che lui steso definisce “un’operina” dove la narrativa originaria: -Tratto dalla Fondazione Gaber: “la storia di un uomo che decide di ritirarsi da tutto, dalla melmosa contemporaneità dove non esistono più i nemici (e dunque nemmeno gli amici) per vivere in totale distacco dal mondo. Ben presto il protagonista si accorge di non essere solo. C’è un topo che lo spia. Falliti i tentativi di catturare l’intruso con metodi tradizionali, egli comincia un lungo duello con l’invisibile nemico. E in questa battaglia si trova a dover riflettere su tutte le sue scelte affettive e morali”.In un crescendo in cui si alternano una folle tensione agonistica, sarcastica lucidità, momenti di abbandono e di irresistibile comicità, il protagonista supera il suo egocentrismo iniziale raggiungendo i toni di pietas laica su sui si conclude la storia de Il Grigio.”-

In questo spettacolo visto al “Rossetti”, viene rielaborata e riadattata come un guanto per la scanzonata, burlesca liricità dell'irriverente personalità di Elio, con la sua mastodontica irrazionale presenza in scena, in una rielaborazione con un’operazione rischiosa ma riuscitissima, per la corretta riproposizione de “Il Grigio” , rendendola ancor più attuale nelle sue tematiche. 

Le varie interpretazioni di Elio delle sue canzoni, riaccendono di attualità, anzi, lo sono già, ripropongono ai più giovani uno dei più grandi cantautori italiani: ”Io come persona” del 1994 è quasi il nuovo manifesto del Grigio dove Elio è “un uomo al termine del mondo ai confini del più niente”, mentre la canzone “I mostri che abbiamo dentro” fanno da corollario a tutte le vicissitudini passate della storia di un uomo, rifugiatosi in un casa, lontana dal mondo senza più nemici, ma nemmeno amici... rimane soltanto quel fastidioso topo, “il Griglio”, che senza remora tormenta un uomo che voleva scappare anche dal essere una persona viva”.

Quindi la caccia al topo lo turba e, diventa un’impresa titanica contro i suoi ricordi, ectoplasmi della sua vita.

Fantasmi irritanti ma con la speranza di perdere la sua inquietudine interiore, dovrà svanire, forse per tornare ad essere vivo, a pensare, nonostante tutto, fino a far comprendere che il topo e lui sono la stessa espressione ed emanazione (Il Grigio) viva di un uomo, volutamente privatosi di qualsiasi volontà di ragionare, pensare, combattere,di assaporare quelle poche cose che la vita ci offre.

Il Grigio deve esistere, come esiste lo yin e lo yang, ineluttabile lotta per sopravvivere, quella di avere un nemico dentro di se, che ci parla e ci irride per i nostri errori ed è lui con cui dovremo sempre combattere, in un sfida che durerà per tutta la nostra esistenza per essere, nonostante tutto, degli uomini che riescono, a volte, aggiungiamo purtroppo, ad essere persone pensanti e con quel buon senso che ci appare molte volte svanito, perso, o temporaneamente malato...

Un “recital” che Elio ha vissuto, interpretato sul palco, quasi fosse il suo parlare interiore e ha fatto vivere emozioni e PENSIERI che difficilmente sono ripetibili, del resto “Il Grigio” si basa sui testi e musiche di un certo Giorgio Gaber e Sandro Luporini. E perciò “...il giudizio universale non passa per le case..in casa ti allontani dalla vita..” (da “C'è solo la strada”), a teatro, umilmente, si può ancora e sempre imparare a riconciliarsi con se stessi, a volte.

Testo di Giorgio Gaber
Monologo anche cantato Elio 
Arrangiamenti musicali: Paolo Silvestri 
Scene e costumi: Guido Fiorato 
Luci: Aldo Mantovani
Rielaborazione drammaturgica e regia: Giorgio Gallione 
Produzione: Teatro Nazionale Genova in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber 


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