di Edoardo Gridelli


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Società dei Concerti: deliziati dalle rispettose
riletture del Quartetto Kuss


Grazie alla SOCIETA' DEI CONCERTI DI TRIESTE, abbiamo avuto la possibilità' di deliziarci con uno dei più noti e ben strutturati quartetti cameristici mondiali.

Da oltre 5 lustri i due caposcuola del quartetto, Jana Kuss e Oliver Wille, violinisti d'eccezione hanno decretato un connubio quasi inscindibile tra loro sia di intenti musicali che di armonie ristudiate sulle partiture dei più famosi pezzi cameristici della vastissima storia musicale mondiale.

Ieri sera, il Kuss quartet, con William Coleman alla viola e il violoncellista Mikayel Hakhnazaryan, che assieme agli altri due membri del Kuss Quartet, citati prima, condividono lo studio ricercatissimo di armoniche più brillanti e una attenta e elegante rilettura, sempre nel rispetto dell'autore, di ogni loro brano interpretato, ci hanno offerto un concerto tra i più apprezzati, almeno da noi, nell'esecuzione di composizioni che conosciamo bene.

Si è iniziato con il primo dei quartetti per archi il Re maggiore Op.18 n. 3 di Ludwig Van Beethoven. Nella partitura scritta dall'autore, si risente ancora molto l' influsso mozartiano e di Haydn dell'epoca e l'opera rappresenta un po' i canoni dell' epoca, senza troppi “alti o bassi” prettamente beethoveniani, il phatos ha pochi enfasi drammatiche o dirompenti, dove il primo violino fa da padrone sulla scena di tutta l' opera.

Ma il Quartetto Kuss, è riuscito a dare una interpretazione più corroborante, più , permettetecelo, moderna, dove si, il primo violino è padrone del campo ma no del tutto, è come se fosse portato dagli altri ad esserlo, una delicata sorpresa all' ascolto, lasciando la sonorità cantabile allo stesso ma più supportata, affiancata.

Si è passati poi al Quartetto per archi n. 11 in fa minore ("Serioso") op. 95 sempre di Beethoven. Sicuramente l'opera da camera più geniale e “strana” del Maestro, di difficile concepimento e di difficile interpretazione. In effetti durante la partitura dal corso compatto e straordinariamente violento, questa include esperimenti armonici che sembrano molto avanti nell'era romantica, come per il suo suo terzo movimento che avanza dal Fa minore a quella del Si bemolle minore, una relazione tra chiavi,, tra le più distanti possibili. Eppure nella nuda concisione dei suoi gesti rabbiosi è tutt'altro che romantico e da un primo forte accenno alla maestria e “furiosità” del Maestro accentuata e portata in gran spolvero da questo magnifico Quartetto.

La seconda parte del concerto si è aperta con un autore contemporaneo, l'ungherese György Kurtág con l'officium breve in memoriam Andreae Szervánszky opus 28. 

Kurtág che fa percorre in 15 minuti questa opera per quartetto d'archi in 15 movimenti concisi ed ogni piccolo movimento dovrebbe essere ascoltato con grande cura, sembrano piccole fotografie del mondo attuale, quindi disarmoniche, cacofoniche, stridenti, a volte urlanti, quindi pizzicatati disarmonici, unisoni che fotografano il fischio dirompente di una fabbrica o di una nave, ad esempio.. È musica che schiva lo elaborazione armonica in favore di brevi comunicazioni tematiche. In questa immobilizzazione dell' espressione ha creato un arco drammatico completamente nuovo. 

Anche in questo caso è proprio il Quartetto Kuss ad evidenziare la partitura, sottolineando con estrema bravura ogni passaggio d' armonie, e soprattutto disarmonie, in questo caso quasi sottolineandolo con forza. Un brano forzatamente incluso nel programma, quasi a far da sparti acque a episodi musicali molto distanti, ma che hanno come caratteristica essenziale, nella complessità della partitura, una perfetta sincronia e affidabilità tra i concertisti. 

Ultimo brano della serata il Quartetto per archi n. 16 in fa maggiore, op. 135 ancore di Beethoven.

Opera scelta non a caso dopo Kurtág, poiché rappresenta l'ultima periodo musicale del Maestro, il cosiddetto “terzo stile” beethoveniano, contrassegnato da una visione spirituale dell’esistenza.

Per chi conosce poco Beethoven consiglieremmo proprio queste interpretazione del Quartetto Kuss, dove l'opera, anche se strutturata in 4 movimenti: forma sonata, scherzo, tempo lento, finale, che può sembrare una classica opera dl suo tempo nella struttura dei movimenti, quindi delle tematiche musicali in realtà ogni accostamento ai precedenti suoi lavori è cancellato già dal primo movimento che esibisce antitetiche concetti tematiche e periodi interrogativi tra gli strumenti. 

Un signor concerto, un signor e che signor Quartetto il Kuss, dove nulla è stato lasciato al caso, come la scaletta dei brani, che ha offerto ad un pubblico entusiasta una meravigliosa serata musicale.

Solo un appunto personale, è strutturalmente e più complessa e bella una maestosa opera cacofonica disarmonica di una armonica o una complessa, sofisticata, alta, in ogni senso, musica armonica, non può aver rivali...?


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