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Presentata la 28ª edizione del Festival Internazionale
di Musica Sacra di Pordenone


Nuove opere commissionate ed eseguite in prima assoluta, collaborazioni con i maggiori festival italiani, un cartellone di sei importanti concerti tra ottobre e novembre nel Duomo Concattedrale San Marco a Pordenone, a cui sarà collegata una rassegna di concerti in diversi comuni del territorio, oltre a un ricco calendario che comprende cinque mostre, oltre una decina di laboratori e approfondimenti in collaborazioni con le scuole dell’infanzia e primaria. Questo il programma della 28ª edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra in programma dal 21 ottobre – con alcune anticipazioni – a Pordenone e in Friuli Venezia Giulia, organizzato da Presenza e Cultura e Centro Iniziative Culturali Pordenone con la Regione Friuli Venezia Giulia, sostenuto dai promotori Fondazione Friuli, Bcc Pordenonese, Diocesi Concordia-Pordenone, Comune di Pordenone, Electrolux.

“Sacralità del profano” è il filo conduttore dell’edizione 2019 del festival che si dipanerà lungo due importanti fili conduttori: da un lato le celebrazioni di Leonardo Da Vinci, con uno sguardo alla musica del suo tempo e compresa la soluzione del mistero legato al suo “Ritratto di musico”, dall’altro l’apertura all’inedito e ai giovani, con l’esecuzione di alcune nuove composizioni commissionate appositamente dal festival nonché le nuove progettualità di compositori come Mario Pagotto, Carlo Galante, Flavio Colusso, Bernard Foccroulle.

Il festival pordenonese, uno dei punti di riferimento più importanti musicali, esplora il sacrum, quando sacralità è intesa come riflessione sulle grandi questioni della vita. «Basti pensare ad esempio ai grandi temi del Requiem e della Passione, in sé eventi assolutamente umani e storici, che assumono proprio attraverso l’intenzione musicale un senso religioso cioè un senso che rimanda appunto all’ambito sacro. Ma altrettanto riferito al sacro, seppur di meno immediata riconoscibilità, è il rapporto dell’immagine nell’arte visiva» spiegano Luciano Padovese presidente di Presenza e Cultura e Maria Francesca Vassallo presidente di Centro Iniziative Culturali Pordenone. Sacra, perciò umana, è la musica nella sua capacità “ecumenica” di raccontare l’attualità e di costituire un terreno di incontro tra l’Occidente e l’Oriente. «Il programma del festival riverbera i temi che segnano la nostra vita quotidiana. Parla di popoli in movimento, di tragedie, di amore e di fede, tra Oriente e Occidente. Temi che l’uomo ha sempre cantato già prima di Omero e che proprio oggi diventano occasione di riflessione sui fatti di cronaca, sulla politica, sulla comunicazione» spiegano i curatori del festival, Franco Calabretto e Eddi De Nadai.

Nuova opera commissionata dal Festival Internazionale di Musica Sacra è “In coena Domini – meditazione sul Cenacolo Vinciano” la cui esecuzione – una co-produzione e partenariato con Musicaimmagine Roma – lunedì 21 ottobre alle 20.45 aprirà il cartellone dei sei imponenti concerti nel Duomo Concattedrale San Marco a Pordenone, che si dipaneranno fino al 29 novembre. A eseguirla sarà l’Ensemble Seicentonovecento diretto da Flavio Colusso, uno dei gruppi vocali-strumentali italiani più originali della scena internazionale, capaci di dipingere uno spaccato dell’epoca cinquecentesca, tra la pittura del genio leonardesco e il trionfo della polifonia rinascimentale (la “Missa Petra Sancta” di Giovanni Pierluigi da Palestrina) accanto alla “meditazione” di Flavio Colusso ispirata al cenacolo di Leonardo da Vinci. Il concerto sarà preceduto sabato 19 alle 15.30 dal film “Palestrina, Princeps musicae” di Georg Brintrup (Lichtspiel Entertainment Gmbh). Ulteriore nuova commissione al debutto assoluto è “Theós”, cantata su ispirazione sacra per due soprani (Nataša Trček e Francesca Paola Geretto), ensemble (con i Virtuoso Soloist di New York) ed elettronica (Elia Andrea Corazza), del compositore veneto contemporaneo Mario Pagotto, che verrà eseguita lunedì 11 novembre in uno degli appuntamenti più attesi del festival. In Theós, Mario Pagotto crea un terreno di incontro, dando corpo musicale ad alcuni testi tratti dalla Bibbia, dalla Kabbala, da San Giovanni della Croce, da teologi islamici, ossia da mistici delle tre religioni monoteiste, e dello stesso Pagotto.

Nel solco del repertorio sacro per antonomasia, è l’appuntamento di giovedì 31 ottobre quando verrà proposto il Requiem per soli coro organo e orchestra, tra le pagine più importanti scritte da Antonio Lotti, uno dei maggiori esponenti dell’ultima fase del barocco veneziano e maestro di cappella della Basilica di San Marco. A eseguirlo sarà l’ensemble strumentale Labirinti Armonici e la Cantoria Sine Nomine, appuntamento co-produzione con il Festival di Musica Sacra di Trento e Bolzano. Importante collaborazione è quella tra il festival pordenonese e il Festival dell’Ascensione di Milano, che si preciserà martedì 5 novembre in “Nello sguardo dell’Altro” per la direzione di Walter Testolin ovvero un programma dedicato a Josquin Desprez, forse il maggiore polifonista europeo, il musicista che pare sia raffigurato in “Ritratto del Musico”, opera attribuita a Leonardo e conservata nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

Tra indagine storica e indagine umana è la scena musicale “Inri. Passione secondo anonimo” che sarà proposta il 18 novembre in Duomo su testi di Giuseppe Di Leva e dai Vangeli, musica di Carlo Galante, uno dei maggiori compositori italiani degli ultimi decenni: è quel venerdì che da quasi duemila anni viene definito “santo”, un uomo viene processato dal Sinedrio di Gerusalemme giudicato sommariamente colpevole. Di Leva e Galante ricostruiscono la scena dal punto di vista di un qualsiasi funzionario del tribunale romano. La rappresentazione scenica e musicale nasce dalla collaborazione con il Centro Musica Contemporanea di Milano.

Chiude il cartellone dei sei concerti il 29 novembre, l’appuntamento che più riassume alcuni dei temi dell’edizione 2019 del festival, ovvero l’apertura al nuovo, alla ricerca contemporanea, ma anche la volontà di aprirsi all’incontro con l’Altro: “The Hundred Colours of Exile and Love” è uno degli ultimi progetti crossover del celebre organista Bernard Foccroulle che vede la partecipazione del soprano Alice Foccroulle e del musicista palestinese Moneim Adwan allo strumento tradizionale mediorientale ud, realizzando così un ponte tra la tradizione occidentale e quella orientale, tra la contemporaneità con i suoi drammi e i capolavori della musica rinascimentale.

Oltre ai sei concerti in Duomo a Pordenone, il festival propone un ricco programma di appuntamenti nel territorio, tra cui quattro concerti nati dalla collaborazione che prosegue con Conservatorio di Udine, nei tre appuntamenti (il 15 settembre a Barcis, il primo dicembre a Cividale e il 19 dicembre a Pordenone) “El cantar del Alma”, appuntamenti che nascono dal progetto annuale affidato agli studenti di canto e musica da camera del professor Franco Calabretto, che ciascun anno si focalizza su una differente cultura del pianeta, quest’anno quella ispanica e latino americana.

Sacra in quanto indagine del rapporto tra l’uomo e l’assoluto, è l’intera opera di Bach, e proprio del grande riformatore musicale tedesco saranno i preludi musicali che quest’anno introdurranno le mostre d’arte legate al Festival. Saranno le tele nere di Nata, opere realizzate intorno agli anni Novanta, a offrire delle meditazioni sulla sacralità della fine, protagoniste della mostra ospitata al Centro Culturale Aldo Moro di Cordenons che aprirà il 7 settembre. E ancora gli scenari e figure nel silenzio, meditazioni sul mistero dell’esistere, di Roberto Kusterle che dal 14 settembre saranno visitabili nella Chiesa San Lorenzo di San Vito al Tagliamento. Sono questioni poste all’osservatore, quelle rappresentate dagli animali di Giulio Belluz in mostra a Villa Frova di Caneva dal 19 ottobre. Infine i paesaggi fermi, illuminati, incantati e metafisici nel tempo sospeso di Bruno Beltramini, saranno in mostra dal 26 ottobre nell’Abbazia Santa Maria in Silvis di Sesto al Reghena.

Il Festival Internazionale di Musica Sacra è un percorso multidisciplinare che integra un ricco programma di convegni e approfondimenti, quest’anno dedicati a Leonardo con Fulvio Leon (il 29 novembre a Torre), intorno alla sacralità e dissacrazione del genio di Vinci (il 6 dicembre con Fulvio Dell’Agnese) e infine nello spettacolo commissionato al duo comico Andrea Appi e Ramiro Besa, i Papu, il 9 dicembre a Casa Zanussi. Significativi anche i tanti laboratori strutturati in diverse proposte per diverse età: i cinque laboratori per studenti delle scuole secondarie superiori, il Linolab con il maker Luca Baruzzo, otto approfondimenti intorno a Leonardo scienziato, inventore e pittore, tra cui i laboratori rivolti ai bambini già dai 7 anni. Completati, anche quest’anno, dai cinque laboratori di animazione e illustrazione per bimbi delle scuole dell’infanzia del territorio provinciale, con le illustratrici Glenda Sburelin, Alessandra Cimatoribus, Paola Franceschini, Marta Lorenzon, Federica Pagnucco, tra le più significative autrici di libri per l’infanzia. A conclusione, è in programma dal 24 novembre la mostra dedicata all’illustrazione nel segno di Leonardo a Villa Frova di Caneva, con opere inedite di Franceschini, Lorenzon, Pagnucco, Sburelin e di Caterina Santambrogio. Due infine i concerti del nuovo progetto "Cantare insieme, vivere insieme" con la partecipazione del coro studentesco singIn’Pordenone.

PERSONALE DEL FOTOGRAFO E PITTORE BRUNO BELTRAMINI

“Il tempo illuminato”, l’intensa personale del fotografo e pittore Bruno Beltramini, aggiunge un suggestivo tassello al puzzle di concerti, eventi e percorsi espositivi del 28^ Festival Internazionale di Musica Sacra, in corso fino a dicembre per iniziativa di PEC - Presenza e Cultura e CICP - Centro Iniziative Culturali Pordenone. In collaborazione con il Comune di Sesto al Reghena e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia la mostra, a cura di Giancarlo Pauletto, sarà inaugurata sabato 26 ottobre alle 17.00 nell’Abbazia di Sesto al Reghena dove resterà visitabile fino al 28 dicembre. In esposizione i lavori di Bruno Beltramini, per il pubblico una caleidoscopica sequenza di immagini dedicate a neve, pioggia, al verde del bosco, alle nuvole, al legno e alla pietra. «Bruno Beltramini –spiega il curatore Giancarlo Pauletto - è un fotografo particolare, che non si limita ad attendere e costruire l’inquadratura che lo interessa, ma poi stampa l’immagine su una carta di pregio, e poi la ricopre totalmente, sulla base fotografica, con pastelli morbidi e fluenti che trasformano la fotografia in pittura. Vi sono quindi almeno tre operazioni fondamentali che presiedono al suo lavoro: l’attesa, la costruzione, il passaggio col pastello. Ma cosa attende, Beltramini, nei suoi appostamenti fotografici? Io credo soprattutto la luce “giusta”: giusta per il trasalimento poetico da cui è stato catturato, nel momento in cui ha deciso che proprio quella particolare visione poteva dargli la qualità visiva che andava cercando».

Bruno Beltramini, fotografo, film-maker e pittore, si è diplomato nel 1987 presso l’Istituto Statale d’Arte “Sello” di Udine. Ha collaborato con importanti registi e con artisti di fama internazionale quali Hidetoschi Nagasawa, Anish Kapoor, Luciano Fabro, ha firmato reportage, documentari industriali, documentari d’arte e naturalistici. La sua ricerca è, in particolare, sul paesaggio, che filma e fotografa in diverse ore del giorno, alla ricerca di situazioni che presentino una particolare purezza d’immagine, nella quale si possa riconoscere una specie di sospensione del tempo, un momento contemplativo liberato dalle urgenze dell’utile. Ama ripassare minuziosamente queste immagini con le matite colorate, lavorando su preziosità cromatiche che ne sottolineano ancor più l’aura metafisica. La vernice potrà contare, sabato alle 17, anche sulle musiche del violoncellista Federico Pellaschiar,che in collaborazione con il Conservatorio Tomadini presenterà musiche di Johann Sebastian Bach dalla Suite n.2 per violoncello solo. L’ingresso alla mostra sarà aperto gratuitamente dal venerdì alla domenica in orario 10.00-12.00 e 15.00-18.00. Info: www.comune.sesto-al-reghena.pn.it / www.viedellabbazia-sesto.it  Infopoint.sesto@tin.it 

«Riconoscere il riferimento al sacro nelle arti visive, quando non si tratti di immagini centrate su temi religiosi, è l’obiettivo delle mostre allestite quest’anno nell’ambito del Festival internazionale di musica sacra – spiegano Luciano Padovese e Maria Francesca Vassallo, presidenti di PEC e CICP – Bruno Beltramini presenta i suoi paesaggi fermi, illuminati, incantati, profondamente “metafisici”: una sorta di apparizione dell’essere nel suo immediato, meraviglioso splendore».

«Nei lavori di Beltramini la bellezza si libra sopra la terra, è dappertutto – sottolinea ancora Pauletto - e il nostro vero problema sta semmai nel fatto che non la vediamo, nel fatto, forse, che non possiamo vederla, ma anche non “vogliamo”, vederla. Perché vedere la bellezza significherebbe riflettere in profondità sui nostri intenti di vita, e forse mettere pericolosamente in discussione una serie di equilibri sui quali ormai siamo in qualche modo assestati. È naturale chiedersi perché Beltramini, che è operatore e fotografo di alta professionalità, abbia deciso di mettersi a ripassare col colore le sue immagini fotografiche. Il colore, a Beltramini, non serve per dare qualcosa “di più” all’immagine, serve invece per dargli qualcosa di “diverso”: in questo caso un carico di realtà lirica che, secondo la sua sensibilità, solo la grana, e direi la “materialità” del colore è in grado di apportare al testo fotografico. I suoi paesaggi sono un “profano” - un abituale, un quotidiano - “sacralizzato”, cioè posto di fronte alla sua propria, e alla nostra, domanda metafisica. Perciò questa mostra è davvero pienamente a casa sua dentro il Festival Internazionale di Musica Sacra 2019, intitolato appunto alla Sacralità del profano».

PROSSIMO APPUNTAMENTO

La storia è di quelle che tutti conosciamo bene: quel venerdì che da duemila anni viene definito “santo”. Un uomo viene processato dal Sinedrio di Gerusalemme, e giudicato sommariamente. È definito colpevole. viene mandato dal procuratore romano perché questi ratifichi la sentenza: ma come poteva apparire questa vicenda, nelle ore in cui si svolgeva, quando nessuno- tranne pochi seguaci- immaginava che quell'uomo potesse essere il figlio di Dio? Quali erano le forze in gioco, quali gli intrecci di interessi, le divisioni incolmabili? Dalla storia di Cristo, nell’apice del suo passaggio umano, prende avvio “Inri. Passione secondo Anonimo”, la produzione realizzata su testi di Giuseppe Di Leva che si integrano ai Vangeli e su musica di un compositore cult del nostro tempo, Carlo Galante. L’evento, proposto in collaborazione con il Centro Musica Contemporanea di Milano, vedrà protagonista, con il soprano Patrizia Polia e con l’attore Matteo Vitanza, voce recitante, la formazione del New MADE Ensemble - Tania Camargo Guarnieri e Gaspare Raule violini, Franco Formenti viola, Alexander Zyumbrovsky violoncello - che valorizza e divulga nel mondo l’opera dei maggiori compositori della fine del Novecento e dei giorni nostri. Dirige il Maestro Alessandro Calcagnile. Appuntamento lunedì 18 novembre a Pordenone, alle 20.45 nel Duomo Concattedrale di San Marco: sarà una nuova tappa della28^edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra, promosso da PEC, Presenza e Cultura, e da CICP, Centro Iniziative Culturali Pordenone diretto dai Maestri Franco Calabretto e Eddi De Nadai. L’ingresso al concerto è aperto gratuitamente alla città, info www.centroculturapordenone.it/pec  

Perchè Ponzio Pilato concede il corpo di Cristo agli uomini che glielo hanno chiesto, dopo aver fatto mettere sulla croce l'iscrizione INRI? E perché, al mattino della domenica, quel corpo seppellito il venerdì sera non è più nella tomba? “Inri. Passione secondo Anonimo” si dipana attraverso lo sguardo di un immaginario "segretario" di Ponzio Pilato, un intellettuale romano che osserva i fatti e cerca di capirli, consapevole che quanto sta avvenendo cela molti misteri e quell'episodio - non così singolare per l'epoca - avrà profonde conseguenze. Proprio quel funzionario romano può rappresentare il punto di vista di molti "contemporanei" intorno alle vicende della Passione: uno sguardo incuriosito, spesso appassionato ma profondamente "laico". Un attore, Matteo Vitanza, si incarica di dare voce all'anonimo romano, un quartetto d'archi – New Made Ensemble - segue la narrazione infondendogli spazio sonoro e drammatico, una voce di soprano – Patrizia Polia - scandisce le pause della narrazione con le sue arie, in una sorta di via crucis musicale. L’ingresso al concerto è aperto gratuitamente alla città, info www.centroculturapordenone.it/pec 

La musica di Carlo Galante è stata eseguita più volte negli Stati Uniti, in Svizzera, Spagna, Brasile, Germania, Regno Unito, Francia. Committenze per nuove opera gli sono state assegnate dalla Rai di Roma e di Napoli; dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano; dall’Orchestra Sinfonica Siciliana; dall’Orchestra Verdi di Milano, dai Pomeriggi musicali di Milano. L’attività del soprano Patrizia Polia spazia dall’opera e dal concerto sinfonico con voci soliste alla Musica da Camera e alla produzione contemporanea. Si è esibita in Festival e presso istituzioni di primo livello come Ravenna Festival, Festival dei Due Mondi, Inventionen a Berlino, Memorie Sonore a Stoccolma, Festival Barocco di Viterbo, Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, Nuova Consonanza, con orchestre e ensemble quali Accademia Barocca di Santa Cecilia, Concerto Italiano, Filarmonica Marchigiana, Virtuosi Italiani. E’ stata diretta da personalità come Carlo Boccadoro, Luis Bacalov, Fabio Maestri, Ennio Morricone, Markus Stockhausen e molti altri. Matteo Vitanza si diploma come attore alla Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, vince singolarmente diversi premi e nel 2019, con il Teatro dei Gordi, il Premio Hystrio alla migliore compagnia italiana emergente. Partecipa a molti programmi tv di satira politica, lavorando, fra gli altri, con Maurizio Crozza su La7. Alessandro Calcagnile, direttore d’orchestra e pianista, raffinato interprete della musica del Novecento, ha collaborato con alcuni dei più importanti compositori italiani viventi. Si è esibito presso il Teatro Arcimboldi e Dal Verme di Milano, il Teatro Sociale di Como, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Regio di Parma, la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il New Made (New Music and Drama Ensemble) è l’Ensemble in residence del Centro Musica Contemporanea di Milano. Sin dalla sua fondazione si è impegnato nella promozione della musica classica contemporanea e nell’ampliamento del repertorio italiano. Include in repertorio le maggiori composizioni cameristiche del Novecento, come il Pierrot Lunaire di Schoenberg e Le Marteau sans maître di Boulez, ma anche opere di teatro musicale quali L’Imbalsamatore di Giorgio Battistelli, l’operina La Cortina di Gala di Luca Mosca, Infinito Nero Estasi di un atto di Salvatore Sciarrino.


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