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Nota Stonata di Dieder Caron prodotto dalla Golden Show di Trieste chiuderà il prossimo Festival di Borgio Verezzi


Una bella notizia, in mezzo a tante incertezze: il 54° Festival Teatrale di Borgio Verezzi si fa. Certo, con qualche modifica rispetto al palinsesto vaticinato durante la conferenza stampa pre-lockdown dello scorso 4 marzo e con tutte le accortezze del caso, ma l’importante rassegna andrà in scena, come sempre dalla suggestiva piazza Sant’Agostino.

L’importanza di confermare l’evento, in una stagione particolarmente complicata come questa, è stata ribadita in primis dal sindaco Renato Dacquino che da subito ha sottolineato con caparbietà e coraggio di non voler rinunciare al Festival, poiché «parte integrante del nostro territorio, è cultura e lavoro e propone un programma sereno e vario, un’accoglienza sicura, spazi adeguati alle persone e collaborazione con le realtà locali». E aggiunge: «Qui aspettiamo tutti: lo merita il Festival, lo meritano gli operatori turistici, lo meritano soprattutto i turisti dopo mesi di clausura. Ripartiamo, insieme».

Undici gli spettacoli per tredici serate complessive, dal 24 luglio al 23 agosto. Non solo monologhi – nonostante le regole per la sicurezza di tutti post-pandemia sia in platea che sul palcoscenico – bensì anche commedie a più personaggi per emozionare, far sorridere e persino riflettere. Due le prime nazionali, ovvero gli spettacoli che inaugurano e chiudono l’edizione 2020 come una sorta di copertina, all’interno della quale viene impaginato il resto del programma: Parlami d’amore Mariù, costruito appositamente dal produttore e regista Francesco Bellomo ( che riceverà pure il premio Camera di Commercio delle Riviere Liguri per Liolá, piéce di maggior successo del 2019), inaugura la rassegna e racconta la storia italiana del Novecento e delle donne italiane dell’epoca attraverso le canzoni immortali di Cesare Andrea Bixio ( Parlami d’amore Mariù, Vivere, Mamma e tante altre) rielaborate da Roberto Procaccini con protagonisti Rocío Muñoz Morales e Paolo Conticini. Nota stonata, unico superstite del programma originario, prodotto dalla Golden Show di Trieste ed il Teatro della Città di Catania, è un testo francese di Didier Caron che dopo aver riscosso grande successo a Parigi giunge in Italia per la prima volta con la regia di Moni Ovadia e gli ottimi Giuseppe Pambieri e Carlo Greco sul palco. È una sorta di thriller psicologico in cui poco alla volta si verrà a scoprire la reale identità di un celebre direttore d’orchestra (Greco) e il suo torbido passato nel quale è drammaticamente coinvolto anche un suo assillante fan (Pambieri), che lo raggiungerà in camerino a fine spettacolo.

Nel cartellone programmatico, come detto diverso da quelli abituali e completamente rivoluzionato rispetto all’originario già allestito prima dell’emergenza sanitaria ma non per questo meno interessante e sempre in grado di offrire proposte di qualità, non mancheranno come da tradizione testi classici e storici come Ulisse dall’Odissea di Omero (in collaborazione con il Festival di Cervo) e contemporanei quali La leggenda del pianista sull’Oceano (da Novecento di Alessandro Baricco) qui riproposto dopo l’interruzione dello scorso anno causa maltempo, presentati in versione drammaturgica da Igor Chierici e Luca Cicolella. "Sarà un cartellone vario nell’intento di catturare l’attenzione e l’interesse di fasce differenti di pubblico - spiega Stefano Delfino, direttore artistico del Festival - Siamo fieri di aver scelto la via del coraggio, del non arrendersi. Di esserci».


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