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Al via la XIV edizione della rassegna Erev/Laila,
Nuove Tracce verso Gerusalemme ospitata
sulla terrazza del Museo Ebraico di Trieste


Ritorna nel 2021 dopo una pausa di un anno a causa dell’emergenza sanitaria la rassegna estiva “Erev/Layla (sera/notte) Nuove Tracce verso Gerusalemme” che si terrà sulla Terrazza del Museo Ebraico di Trieste in via del Monte 3. 

Giunta alla XIV edizione, la manifestazione, dedicata alla musica e alla cultura ebraica vista attraverso varie sfaccettature musicali, si svolge in collaborazione con la Comunità Ebraica e il Museo della Comunità Ebraica di Trieste Carlo e Vera Wagner, il Festival Viktor Ullmann e l’Associazione Musica Libera. 

Obiettivo della rassegna, salutata ogni anno da un crescente successo, è la promozione della cultura ebraica sotto varie forme artistiche: principalmente quella musicale, ma sono state esplorate anche quelle cinematografica e teatrale. L'ingresso agli spettacoli è gratuito, ma con obbligo di prenotazione attraverso la mail musicaliberats@gmail.com o telefonando al numero 3400813203.

Particolarmente varia la programmazione di quest’anno: si andrà dalla musica klezmer a partiture per quintetto a un concerto per voce e pianoforte fino alla presentazione di un cd e di libri dedicati al dramma dei musicisti e compositori ebrei italiani e stranieri nell'Italia fascista che in conseguenza delle leggi razziali furono esclusi dai teatri, dalle orchestre e dai conservatori di musica, dai licei musicali, dalle università e dall'accademia, dalle case discografiche, dagli editori e dalla radio e le loro composizioni musicali bandite e bollate come musica degenerata.

“Nonostante l'emergenza sanitaria – commenta il direttore artistico e presidente dell’Associazione Musica Libera, Davide Casali - siamo felici di essere riusciti quest’anno – dopo la pausa forzata del 2020 - a organizzare un festival che in tutta sicurezza, sulla Terrazza del Museo ebraico, proporrà quattro interessantissime serate non solo musicali, ma che comprendono anche presentazioni di cd e libri per una riflessione sul dramma delle leggi razziali e le conseguenze che ebbe per i musicisti e compositori ebrei italiani, estromessi dai luoghi di lavoro (scuole e conservatori) e dai cartelloni dei teatri e finiti per decenni nell’oblio: con queste iniziative vogliamo contribuire a restituire loro la dignità andata perduta”. 

Si parte martedì 15 giugno alle ore 20.30 con il gruppo Siman Tov che farà ascoltare al pubblico un programma di musica klezmer, cioè quella eseguita dagli ebrei dell'Est Europa e così tanto amata per la sua bellezza ritmica e la sua melanconia.

Giovedì 17 giugno il Festival prevede la presentazione del libro di Raffaele Deluca "Tradotti agli estremi confini. Musicisti ebrei internati nell'Italia fascista" (Edizioni Mimesis, 2020) che ricorda la presenza dei musicisti ebrei internati nell'Italia fascista. La serata vedrà la partecipazione del Quintetto delle Prime parti dell'orchestra Pihalni di Ricmanje, che eseguirà musiche di Haas, Milaud e Farkas. 

Martedì 22 giugno sarà la volta del duo voce e pianoforte Beatrice Palumbo - Gian Francesco Amoroso che presenteranno il cd “Le liriche da camera di Vittore Veneziani e Guido Pusinich” pubblicato dalla casa discografica Tactus in collaborazione con il Festival Viktor Ullmann. Il concerto permetterà al pubblico di scoprire le bellissime musiche di questo grande compositore che lavorò alla Scala di Milano con Arturo Toscanini. 

A chiudere la rassegna, giovedì 24 giugno, sarà la presentazione del libro a cura di Alessandro Carrieri e Annalisa Capristo “Italian Jewish Musicians and Composers under Fascism – “Let Our Music Be Played” (Musicisti e compositori ebrei italiani sotto il Fascismo – “Lasciate che la nostra musica venga suonata”) edito da Palgrave Macmillan nel 2021. La presentazione sarà arricchita dall'accompagnamento musicale di Pierpaolo Levi che eseguirà al pianoforte musiche di vari autori ebrei triestini.

Tutti i concerti sono a ingresso gratuito (ma con prenotazione obbligatoria, telefonando al numero 340 0813203 oppure via mail scrivendo a musicaliberats@gmail.com). 

Il Festival si svolge in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste e il Museo della Comunità Ebraica di Trieste Carlo e Vera Wagner.

Per informazioni: 
www.musicalibera.it 
www.triestebraica.it  
cell. 340 0813203

Erev Laila/Nuove Tracce Verso Gerusalemme Quattordicesima Edizione 

Concerti: 15-17-22-24 giugno 2021 ore 20.30 ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria chiamando il numero 340 0813203 oppure via mail a: musicaliberats@gmail.com  

MARTEDÌ 15 GIUGNO Siman Tov Fabrizio Flisi: pianoforte Tiziano Paganelli: fisarmonica Stefano Bertozzi: clarinetto 

GIOVEDÌ 17 GIUGNO Presentazione del libro di Raffaele Deluca "Tradotti agli estremi confini. Musicisti ebrei internati nell'Italia fascista" (Edizioni Mimesis, 2020). Con la partecipazione del quintetto delle prime parti dell'orchestra Pihalni di Ricmanje

MARTEDÌ 22 GIUGNO Concerto/Presentazione del Cd “Le liriche da camera di Vittore Veneziani e Guido Pusinich” del Duo voce e pianoforte Beatrice Palumbo - Gian Francesco Amoroso.
Beatrice Palumbo: voce 
Gian Francesco Amoroso: pianoforte

GIOVEDÌ 24 GIUGNO Concerto di Pierpaolo Levi: pianoforte. Musiche di autori ebrei triestini.
Presentazione del libro curato da Alessandro Carrieri e Annalisa Capristo "Italian Jewish Musicians under Fascism. Let Our Music Be Played" (Palgrave Macmillan, 2021). 

Terrazza del Museo della Comunità Ebraica Via del Monte, 3 - Trieste 

Per informazioni: www.musicalibera.it www.triestebraica.it cell. 340 0813203

Biografie degli artisti e autori

Martedì 15 giugno
Siman Tov

I "Siman Tov" si formano a Rimini nel 2005 con l'intento di proporre musica klezmer della tradizione ebraica. Dopo i primi concerti in duo fisarmonica e clarinetto con un repertorio composto principalmente da brani tradizionali il gruppo si allarga a collaborazioni con altri musicisti e nascono anche brani originali. Strumenti come chitarra, violino, percussioni, pianoforte fanno parte dell'organico in maniera più o meno stabile nelle centinaia di concerti che il gruppo ha tenuto durante questi anni in piazze, festival buskers, teatri, locali, sinagoghe e manifestazioni di vario genere in giro per l'Italia e all'estero. Oggi il gruppo è un quintetto con diversi dischi autoprodotti alle spalle fra cui l'ultimo "Klezmer Circus" del 2018 e collaborazioni come quella con l'attore Massimo Popolizio per lo spettacolo "Padre e Figlio". Questa sera il gruppo, formato per l'occasione da Tiziano Paganelli alla fisarmonica, Stefano Bertozzi al clarinetto e Fabrizio Flisi al pianoforte, propone un repertorio che spazia dai tradizionali klezmer a brani influenzati dallo swing americano: musica che arriva da lontano, da ascoltare e per far muovere i piedi.
Tov Fabrizio Flisi: pianoforte
Tiziano Paganelli: fisarmonica 
Stefano Bertozzi: clarinetto 

Giovedì 17 giugno
Quintetto Prime Parti "Pihalni Orkester Ricmanje"

Sara Clanzig - flauto
Marco Bernini - oboe
Erik Kuret - clarinetto
Federico Lamba - corno
Aljoša Tavčar – fagotto
Il Quintetto di fiati della Pihalni Orkester Ricmanje è formato dalle prime parti dell’orchestra e dal suo direttore artistico, Erik Alberti. Verranno eseguiti brani di Haas, Milhaud e Farkas.
Il gruppo musicale è nato con lo scopo di divulgare la musica per fiati, affrontando un repertorio vastissimo che spazia dalla musica classica a quella contemporanea e leggera. Negli ultimi anni ha collaborato strettamente con l'Associazione Musica Libera partecipando a diversi concerti nell'ambito del Festival Viktor Ullmann, proponendo al pubblico la musica di autori ebrei "degenerati".

Martedì 22 giugno 
Presentazione del cd del Duo voce e pianoforte Beatrice Palumbo - Gian Francesco Amoroso “Le liriche da camera di Vittore Veneziani e Guido Pusinich”.

Voce: Beatrice Palumbo
Pianoforte: Gianfrancesco Amoroso
Vittore Veneziani
Il nome di Vittore Veneziani (1878-1958) è principalmente legato al Teatro alla Scala di cui è stato direttore di coro dal 1921 al 1954. 
Il fortunato idillio milanese, tuttavia, fu forzatamente interrotto nel 1938 dall’imposizione delle leggi razziali che costrinsero Veneziani ad abbandonare la professione e a rifugiarsi in Svizzera.
Rientrato in Italia all’annuncio della liberazione, mentre la Scala giaceva tra le macerie, Veneziani riprese la sua attività col memorabile concerto scaligero dell’11 maggio del 1946 al fianco di Arturo Toscanini anch’esso tornato dall’esilio americano.
Tuttavia in pochi sanno che una delle vocazioni del maestro fu quella della composizione, studiata a Bologna con Giuseppe Martucci e testimoniata da numerosi lavori giovanili.
Il suo catalogo, tutt’altro che esiguo, comprende parecchie pagine corali, quattro melologhi per voce recitante e orchestra, alcune opere liriche, composizioni sinfoniche e cameristiche e una serie di trascrizioni per coro di canti popolari e melodie ebraiche.
In ambito cameristico si distingue una interessante silloge di liriche per canto e pianoforte su testi poetici dello scrittore veneto Guido Pusinich (1908-1966), pubblicata nel 1910 dalla casa editrice bolognese Bongiovanni.
In questo preciso periodo storico, sulla scia delle correnti tedesche e francesi in cui illustri maestri hanno musicato versi di importanti poeti, ci fu una considerevole produzione cameristica destinata non solo ai salotti privati ma anche alla fruizione pubblica nell’ambito dalle numerose società concertistiche emergenti.
Della collaborazione artistica con Guido Pusinich non restano documenti o scambi epistolari, probabilmente perché si conobbero e frequentarono nel periodo in cui Veneziani era docente di canto corale presso il conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. 
Il loro connubio artistico diede vita all’opera La leggenda del lago, rappresentata a Venezia nel 1911, al coro a quattro voci virili Notte lunare nonché alle venti liriche cameristiche, qui incise, nelle quali Pusinich ritrae, con la sua essenziale linea estetica, idilliache miniature di innocente quotidianità, scene fiabesche e malinconici bozzetti tanto cari al pubblico femminile del primo Novecento. 
Dal punto di vista musicale, Veneziani traduce con sensibile aderenza tutte queste immagini creando contrasti stilistici di raffinata varietà mediante bagliori dal gusto francese (Notturno, L’addio, Nostalgia), pennellate pucciniane (All’amore, Rimpianto, Per la via), atmosfere elegiache (Favola antica, Canto di trovatore, Tramonto d’autunno) e arcate popolareggianti (Campane di festa, Nell’orto).
Il clima spensierato di un’epoca ancora inconsapevole dei tragici eventi che di lì a poco avrebbero adombrato le sorti dell’Europa è ravvisabile soprattutto in alcune pagine il cui carattere anticipa sorprendentemente andamenti e armonie della canzone italiana degli anni Trenta come ad esempio Ebrezza, Favolella e Sorrisi in cui Veneziani pare divertirsi con ritmi puntati, ampi intervalli, improvvisi cambi di tempo e modulazioni insolite.
Questa raccolta, pertanto, si inserisce a pieno titolo nel contesto cameristico, al contempo si fa portavoce, per la varietà del linguaggio e dei mezzi espressivi, dell’evoluzione non solo stilistica ma anche sociale che questo genere ha avuto all’interno del panorama culturale italiano. 

Giovedì 24 giugno
Pierpaolo Levi: pianoforte 

Musiche di autori ebrei triestini 
Pierpaolo Levi si è diplomato al Conservatorio “C. Monteverdi” di Bolzano e all’Accademia Filarmonica di Bologna sotto la guida della professoressa Nives Caetani Buzzai. Si è perfezionato con i maestri Caporali, Marzorati e Montanari. Affermatosi in numerosissimi concorsi, nel 1989 ha vinto in Ungheria il primo premio al master internazionale per concertisti dedicato a "Franz Liszt” tenuto da G. Cziffra. 
Nel 1991 ha vinto il primo premio al concorso “Rendano” di Roma; da allora ha intrapreso una carriera concertistica che lo ha portato ad esibirsi in Europa ed in Asia. E’ apprezzato esecutore di musica contemporanea, per il Festival Ullmann ha eseguito l’integrale delle sonate di Viktor Ullmann.
Introduzione al libro Italian Jewish Musicians and Composers under Fascism – “Let Our Music Be Played” (Musicisti e compositori ebrei italiani sotto il Fascismo – “Lasciate che la nostra musica venga suonata”) a cura e con saggi di Alessandro Carrieri and Annalisa Capristo.
Ci sono voci di musicisti che continuano ancora ad essere inascoltate ma che vivranno per sempre. Questo è il caso dei musicisti e compositori ebrei italiani e stranieri nell'Italia fascista. Durante questo periodo la loro specifica situazione si aggravò progressivamente: furono esclusi dai teatri, dalle orchestre e dai conservatori di musica, dai licei musicali, dalle università e dall'accademia, dalle case discografiche, dagli editori e dalla radio. Inoltre, le composizioni musicali dei compositori ebrei furono bandite e bollate come musica degenerata.
Questo libro è la prima raccolta di alcune ricerche multidisciplinari, basate su una varietà di prospettive critiche e approcci metodologici innovativi, sull'emarginazione e l'espulsione di musicisti e compositori ebrei dalle sopra menzionate istituzioni dopo le leggi razziali del 1938-9, e la loro successiva persecuzione ed esilio. Negli ultimi decenni sono stati pubblicati una serie di lavori che hanno analizzano l'espulsione e la persecuzione degli ebrei italiani da settori culturali, professionali e politici (scuole, università, accademie, ordini professionale ecc..), mentre c’è stata poca attenzione c'è stata poca attenzione per il mondo dei musicisti. 
Sebbene siano state pubblicate monografie su singoli compositori ebrei italiani, come ad esempio Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti, questo libro segna il primo ampio studio sui musicisti ebrei durante il fascismo italiano. In questa raccolta di saggi, studiosi affermati ed emergenti provenienti da diversi campi scientifici sono stati coinvolti per analizzare e ricostruire l'impatto che le Leggi razziste e le relazioni musicali tra la Germania nazista e l'Italia fascista hanno avuto sulla vita e le opere dei compositori ebrei italiani dal 1933 al 1945.
La maggior parte dei saggi presenti nel volume sono versioni ampliate delle relazioni tenute al convegno internazionale Italian Jewish Musicians and Composers under Fascism, svoltosi a Trieste il 26 ottobre 2015 presso la Sala del Ridotto “Victor De Sabata” del Teatro Verdi. 
La conferenza è stata organizzata dal Festival Viktor Ullman (Associazione Musica Libera) e dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università degli Studi di Trieste in collaborazione con la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. La conferenza è stata resa possibile grazie al finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. 
Oltre alla presentazione delle relazioni degli studiosi, e di un concerto finale dell’affermato pianista triestino Pierpaolo Levi (che ha interpretato alcune musiche di compositori ebrei perseguitati dal Fascismo come il triestino Emilio Russi), la conferenza ha anche ospitato una tavola rotonda con i discendenti dei musicisti e compositori perseguitati, che hanno offerto le loro testimonianze dirette e i loro ricordi personali.
Il progetto da cui è nato questo libro è innovativo e originale per molti aspetti. Come si è detto il tema dei musicisti ebrei italiani ha finora ricevuto scarsa attenzione dentro e fuori l'Italia. Lo dimostra la scarsezza della letteratura su questi argomenti, nessuno di recente pubblicazione, che si occupano principalmente della musica e dei musicisti sotto il fascismo in generale. Questo libro è il primo a sviluppare un approccio completo e multidisciplinare sul tema specifico della vita e delle opere dei musicisti e compositori ebrei italiani sotto il fascismo.
L’approccio utilizzato dai diversi autori rende la raccolta accessibile anche per un pubblico più ampio. I contributi originali su aspetti relativamente poco studiati della storiografia e della musicologia offrono nuove prospettive sul rapporto tra il regime fascista, la musica e la persecuzione antiebraica. In particolare, l'antisemitismo nei teatri d'opera e l'esilio dei musicisti ebrei dall'Italia non sono mai stati analizzati in modo approfondito.
Questo libro si propone di far conoscere ad un vasto pubblico le storie e le vicende dell'esclusione, della persecuzione e dell'esilio di musicisti e compositori ebrei italiani, recuperando informazioni su alcuni importanti musicisti che, eliminati dalla storia della musica in Italia e da ogni evento musicale in Italia, sono stati quasi del tutto dimenticati dopo il 1945. 
Il libro si apre con la panoramica dello studioso di fama internazionale Michele Sarfatti sulla situazione degli ebrei italiani al momento dell'introduzione delle leggi razziali del 1938 e sugli sviluppi storici che hanno interessato le loro vite fino al 1943. Sarfatti espone nel suo saggio come queste leggi escludessero gli ebrei dalle scuole statali, dalla vita culturale, dall'esercito, dall'impiego pubblico, oltre a limitare ulteriormente l'accesso al lavoro privato. Questo saggio sottolinea come la politica di separazione degli ebrei dalla società maggioritaria abbia portato al confinamento degli ebrei in ghetti anche se non fisici. Questo continuò fino al 1943 quando iniziarono gli arresti e le deportazioni, in collaborazione con le autorità tedesche.
Il saggio di Luca Levi Sala analizza gli atteggiamenti della critica musicale degli anni Trenta verso i musicisti ebrei italiani. Utilizzando fonti giornalistiche d'epoca, Levi Sala dimostra come la critica musicale nell'Italia fascista non solo fu caratterizzata dalla violenza culturale, ma contribuì significativamente alla diffusione del fascismo e del razzismo nella cultura italiana.
Il saggio di Camilla Poesio presenta invece, una panoramica del ruolo del jazz nell'Italia fascista. Poesio esplora il significativo impatto che il jazz ebbe sulla cultura musicale popolare italiana e sulla società. Nonostante gli sforzi dello Stato fascista per impedire la diffusione della musica dall'estero e la definizione del jazz come musica degenerata, Poesio descrive la diffusione del jazz nella società italiana.
Il saggio di Annalisa Capristo ricostruisce gli eventi che portarono all'espulsione dei musicisti ebrei e anche del pubblico dai teatri italiani utilizzando fonti documentarie e giornalistiche dell’epoca. Il contributo della Capristo si concentra sulla situazione al Teatro La Scala di Milano e offre importanti spunti originali sul rifiuto di Erich Kleiber di dirigere il Fidelio di Beethoven nel dicembre 1938. Inoltre, Capristo indaga sulle reazioni di alcuni personaggi di spicco della scena musicale internazionale che protestarono (in quanto ebrei) contro l'inizio della campagna razzista per mano del governo fascista.
Il saggio successivo si concentra sull'esilio di alcuni musicisti ebrei italiani. Il tema dell'esilio dall'Italia fascista è stato trattato solo recentemente da alcuni studiosi che si sono concentrani principalmente sull'esilio di alcuni intellettuali ebrei e antifascisti. L'esilio dei musicisti non è stato ancora analizzato in modo completo. Il contributo di Alessandro Carrieri è un'analisi comparativa delle esperienze di esilio di due significativi musicisti ebrei italiani: il compositore mantovano Renzo Massarani e il pianista fiorentino Gualtiero Volterra. È importante notare che questo lavoro presenta il primo studio sulla vita e l'esilio di Volterra in Australia.
Il saggio di Raffaele Deluca fa luce su un caso piuttosto sconosciuto di attività musicale che ebbe luogo nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, in Calabria. Deluca rivolge un'attenzione specifica al compositore Kurt Sonnenfeld (1921-1997), nato in Austria, arrivato in Italia come giovane rifugiato durante la Seconda Guerra Mondiale. Concentrandosi sull'esperienza di Sonnenfeld, questo saggio chiarisce le esperienze degli ebrei stranieri internati in Italia dopo la dichiarazione di guerra del giugno 1940. 
Il volume si conclude con un saggio dello studioso britannico di fama internazionale Erik Levi. Basato su fonti documentarie originali, questo saggio fornisce un'innovativa analisi comparativa e una discussione approfondita del rapporto musicale tra l'Italia fascista e la Germania nazista. Levi dimostra come questo rapporto sia stato difficile fin dall'inizio, poiché il regime italiano era visto come culturalmente più permissivo della sua zelante controparte tedesca. Questa situazione cambiò dopo la firma di un accordo culturale tra i due paesi nel 1938. Finché l'alleanza culturale tra i due regimi non fu così stretta, gli italiani continuarono a sfidare talvolta la propaganda culturale nazista e tenendo spettacoli e promuovendo musica che era stata proibita dai tedeschi.
Questo libro offre un nuovo e sostanziale contributo alla storia delle persecuzioni degli ebrei sotto il fascismo e i saggi ivi raccolti non solo forniscono un'analisi approfondita del ruolo e dell'impatto della musica all'interno dell'Italia fascista, ma offrono anche un esame più ampio dell'importante rapporto tra musica e regimi totalitari.
I curatori 
Annalisa Capristo è bibliotecaria presso il Centro Studi Americani di Roma. Sul tema della persecuzione antiebraica ha pubblicato il volume L’espulsione degli ebrei dalle accademie italiane (Zamorani, 2002) e con Giorgio Fabre, Il registro. La cacciata degli ebrei dallo Stato italiano nei protocolli della Corte dei Conti 1938-1943 (Il Mulino, 2018), oltre a diversi articoli e saggi.
Alessandro Carrieri è un indipendent scholar, è stato Visiting Research Fellow in Holocaust Studies presso l’Australian Centre for Jewish Civilisation della Monash University a Melbourne in Australia e Honorary Research Associate dell’Australian Centre for Italian Studies in Australia. Ha svolto attività di ricerca presso l’Università degli Studi di Trieste come assegnista di ricerca.


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