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La mostra "Contra naturam" di Fulvia Grbac
nella sede espositiva dell’Università Popolare di Trieste


Mercoledì 4 dicembre, alle ore 18.30, nella sede espositiva dell’Università Popolare di Trieste (via Torrebianca n.22), sarà inaugurata la mostra “Contra naturam” di Fulvia Grbac, con l'intervento alla vernice di Nives Marvin e Franco Vecchiet.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 20 dicembre prossimo, con il seguente orario: dal lunedì al sabato, escluso il venerdì, dalle ore 16.30 alle ore 19.30, domenica e festivi, dalle ore 10.30 alle ore 12.30. L’ingresso è libero.

dal 4 al 20 dicembre 2019
a Trieste in Via Torrebianca 22
presso la Sede Espositiva
dell'Università Popolare di Trieste

SCUOLA LIBERA dell'Acquaforte "Carlo Sbisà"
dal lunedì al sabato (escluso il venerdì)
dalle 16.30 alle 19.30
domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30
Vernice mercoledì 4 dicembre, ore 18.30

CONTRA NATURAM 
Un ritratto di Fulvia Grbac, tra naturalia e mirabilia
di Francesca Martinelli

Il tesoro grafico di Fulvia Grbac, un corpus poetico che esplora le mirabilia della natura. Non una natura appariscente, prepotente, romantica, ma un piccolo mondo nascosto e intimista, delicato, ma nello stesso tempo pungente. La trama dei suoi soggetti si rincorre tra una matrice e l’altra scrivendo così un racconto trasversale che dal particolare, dal dettaglio del microcosmo, parla al mondo in senso “panico”. 

Puntasecca, xilografia, monotipia, collografia sono le tecniche attraverso cui passano le sue espressioni. 

Ogni segno, ogni linea, ogni cifra, ogni scalfitura è vibrante nell’opera dell’artista. Il suo operare coinvolge la mano, potente e ferma, ma l’anima e il pensiero accompagnano l’estro e sono aspetti fondamentali nella sua opera. Il pensiero dell’artista, la sua poetica, un marchio indelebile che le dona riconoscibilità e valore artistico. Fulvia Grbac, con tenacia e dedizione, esplora il mondo che la circonda, attraverso l’arte incisoria. La potenza del segno, la traccia della pressione tipicamente espressionista, sono in connubio perfetto con la delicatezza poetica dei soggetti. Fragili sterpi, rovi intricati e “malmessi” di una natura spesso inaccessibile all’uomo. Una natura fatta di quotidianità, di piccole cose poste all’ombra del grande apparire. Una ricercatrice di dettagli, di pieghe nascoste: quella natura che non fa la grande storia, ma della grande storia sostiene le radici. Come il poeta Walt Whitman in Foglie d’erba scrisse “...io piansi, e piangerò ad ogni ritorno di primavera.”, così l’artista si commuove e presta attenzione alle cose silenziose di questo nostro mondo. 

Queste sue meravigliose naturalia urlano e scalpitano di impeto e passione, come uno sturm und drang. Alcune parlano attraverso il segno, altre dominano lo spettatore attraverso il colore; campiture di blu profondo e verde intenso che ricordano le macro tele di Rotcko. Un linguaggio astratto del tutto personale che non lascia spazio alla figura umana e si concede solo a qualche accenno prospettico. Il carisma della sua incisione consiste proprio nel misterioso processo che gli ha permesso di semplificare la visione della natura e di essere sempre coerente con il suo sistema iconografico. Il suo modus operandi è chiaro e definito, ma non privo di sperimentazione. Le sue scelte compositive servono a rendere la contemplazione dello spettatore più intima e raccolta. Un’artista quindi, che si cimenta in un'arte considerata tradizionalmente maschile. Riservata, ma comunicativa, dal carattere forte capace di intrecciare la solida esperienza del disegno e della pittura all’arte dell’incisione. Grbac s’impone così nel panorama dell’arte contemporanea con un linguaggio poetico e figurativo molto personale, attraverso una tecnica ostica come l’incisione e dà origine a multipli unici. L’autrice ci porta per mano dentro un microcosmo di parole dimenticate, ricordi d’infanzia e piccoli gesti, come quelle raccolte di fiori e quadrifogli pressati dentro i vecchi libri. Come una scure sul legno, la sua mano imprime la matrice delle xilografie, passaggi neri su fondo bianco. 

I sotto testi dell’artista ci svelano storie ancora non scritte figlie di un presente difficile fatto di levità e ferro. La sua natura si inerpica fra il cemento, tra il filo spinato della vita. Nelle sue ultime opere compare infatti come un sussurro il tema del “confine”: le spine ferrose sono il simbolo e la denuncia dei limiti imposti dall’uomo sull’uomo. La mancata accoglienza dell’altro espressa attraverso le piccole tracce nascoste fra la natura. Ecco che le trame dei sui arbusti spinosi si trasformano in messaggio contemporaneo. L’artista svela il presente, ci aiuta a riflettere su ciò che ci circonda. Trame, passaggi, rimanenze, memorie. Fedele e coerente al genere da lei prescelto persegue questo tragitto unendo lo studio alla ricerca. Si distingue inoltre nella presentazione del suo corpus poetico attraverso installazioni originali e contemporanee.

Realizza numerosi “Libri d’artista” scegliendo le tematiche legate alla sua terra, Sicciole. Arte e territorio, identità individuale che, attraverso il segno diventa identità collettiva, tesoro di un luogo e luogo che accoglie. Attraverso l’opera di artiste come Fulvia capiamo quanto sia importante preservare e accogliere, dialogare con gli elementi e restare in contatto con le memorie dei padri. Gli antichi gesti e le usanze di una località prossima al mare e ai suoi mutamenti, vive nell’opera dell’autrice.

La trasposizione grafica del paesaggio, ha impegnato e impegna tuttora la ricerca di numerosi artisti in questo campo, ma Fulvia Grbac si distingue per fremito e dolce ferocia. Questo suo doppio linguaggio è la sua forza. Chi conosce Fulvia sa che non si fermerà mai, perché la sua urgenza interiore è più forte della vita stessa.


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