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Lotta ai tumori: il progetto "ATeNA"
studierà le potenzialità terapeutiche
anti-neolplastiche del un nuovo composto 2cPE

Assieme al dipartimento di Area medica dell’Università di Udine, le aziende Nealys (capofila) e AB analitica, il Cro si Aviano, il Burlo e l’Università di Trieste

Il dipartimento di Area medica (Dame) dell’Università di Udine si pone all’avanguardia nel campo della lotta ai carcinomi con il composto 2cPE, sviluppato ex novo da gruppi di ricercatori dell’Ateneo friulano in collaborazione con i colleghi dell’Università di Trieste, rivelatosi capace di inibie il sistema ubiquitina-proteosoma (UPS), nuovo potenziale bersaglio delle terapie antitumorali. La forza del composto come nuovo anti-neoplastico sarà valutata in uno studio pre-clinico nell’ambito del progetto ATeNA, Applicazioni Tecnologiche di Nuovi Anti-neoplastici, di cui l’Università di Udine è partner, insieme alle aziende Nealys (capofila) e AB Analitica, all’Università di Trieste, al Cro-Irccs di Aviano (Pn) e all’ospedale Burlo Garofolo Irccs di Trieste. Finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito dei progetti POR-FESR 2014-2020 (totale 1.094.459,07 euro, quota Dame 216 mila euro), ATeNA si svilupperà nell’arco di 20 mesi.

«Il sistema ubiquitina-proteosoma (UPS) – spiega Claudio Brancolini, direttore del gruppo di ricerca di biologia cellulare dell’Ateneo di Udine – è un sistema dedicato alla degradazione delle proteine; le cellule neoplastiche ne sono molto dipendenti in qaunto, accumulando mutazioni, producono proteine alterate che devono essere rapidamente degradate. Pertanto – continua – l’inibizione dell’UPS, attraverso l’induzione di uno stess cellulare, si traduce nella morte delle cellule neoplastiche».

L’obiettivo di ATeNA, progetto di ricerca di base e applicata, è valutare le potenzialità terapeutiche del nuovo composto prodotto dai gruppi di ricerca dell’Università di Udine e di Trieste, il 2cPE, che è appunto «un inibitore delle isopeptidasi, enzimi che sono dei componenti del sistema di degradazione delle proteine», precisa Brancolini.

Il gruppo di ricerca del Dame, diretto dal docente, ha identificato la molecola oggetto di questo studio attraverso una collaborazione con lo statunitense National Cancer Institute. «Grazie ad una collaborazione con un gruppo di chimici dell’Università di Trieste – aggiunge Brancolini -, la molecola originale è stata ingegnerizzata per ottimizzarne l’utilizzo in vivo. La buona azione anti-neoplastica osservata nei primi studi ha suscitato l’interesse delle aziende per valutarne in modo più accurato la sua azione anti-tumorale».

I ricercatori dell’Università di Udine (il gruppo è composto dagli studenti di dottorato Sonia Ciotti, Valentina Cutano, Harishkrishnareddy Paluvai, ed Elisa Franforte, il giovane ricercatore Eros Di Giorgio ed i bioinformatici Emiliano Dalla e Raffaella Picco) dovranno impegnarsi per comprendere il meccanismo d’azione alla base dell’attività anti-neoplastica della molecola 2cPE e dei suoi derivati. Dovranno inoltre caratterizzare le risposte cellulari attivate in vivo dal composto 2cPE.

Ambiziose le prospettive di ATeNA, con il quale sarà possibile generare versioni più potenti della molecola 2cPE, migliorare la sua distribuzione in vivo, caratterizzare i meccanismi d’azione, identificare marcatori prognostici per meglio indirizzare gli studi in vivo ed iniziare una valutazione dell’efficacia di 2cPE sul tumore ovarico, utilizzando direttamente le cellule dei pazienti.


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