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Intitolato a Don Gilberto Pressacco
il coro dell’Università di Udine

La cerimonia a Palazzo Garzolini di Toppo Wassermann. L’omaggio dell’Ateneo friulano al sacerdote, uomo di cultura e insegnante, nel ventesimo anniversario della morte

Con lo scopo «di valorizzare i figli prediletti di questa Terra e le grandi figure della cultura friulana», come recita la motivazione, su iniziativa del Centro interdipartimentale per lo sviluppo della lingua e della cultura del Friuli (Cirf) dell’Università di Udine, il Coro dell’Ateneo friulano è stato intitolato a don Gilberto Pressacco. La cerimonia si è svolta oggi a Palazzo Garzolini di Toppo Wassermann a Udine, nell’ambito dell’incontro di commemorazione del sacerdote intitolato “Gilberto Pressacco: tra storia della musica e canto corale”, promosso dal Cirf in collaborazione con l’Associazione culturale “Don Gilberto Pressacco” e con il contributo della Fondazione Friuli. Un omaggio dell’Università di Udine alla memoria del religioso originario di Turrida di Sedegliano – dove era nato nel 1945 –, che è stato anche musicista, insegnante e storico, di cui quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della morte, avvenuta improvvisamente a Udine il 17 settembre 1997.

La cerimonia si è aperta con il saluto del rettore Alberto De Toni che ha evidenziato come don Pressacco «sia stato un intellettuale a tutto campo, capace di coniugare percorsi diversi, dalla teologia alla storia e alla musica, sempre cogliendo le particolarità di una terra che è luogo di autonomia. In questo – ha concluso – è stato per tutti noi un vero maestro».

«Fin da giovane – ha detto il direttore del Cirf Enrico Peterlunger, tracciando il ricordo di don Pressacco – ha manifestato attitudine e interesse per la musica, studiando pianoforte e sviluppando attenzione per la composizione e per la musicologia».

A lui si deve la nascita, nel 1970 a Codroipo, del coro “Giovanni Battista Candotti” e, agli inizi degli anni ’80, del Gruppo da Camera “Floriano Candonio” e della “Schola Aquileiensis” di Udine con i quali vinse alcuni concorsi internazionali e realizzò diverse incisioni discografiche. Accanto all’intensa attività musicale don Pressacco si dedicò anche allo studio conseguendo la laurea in Teologia dogmatica alla Pontificia Università Lateranense di Roma (1981) e quella in Lettere all’Università di Padova (1986).

Peterlunger ha ricordato anche «la nomina del sacerdote friulano a Maestro della Cappella del Duomo di Udine, dal 1980 al 1992, e l’incarico di docente di Esercitazioni corali al Conservatorio udinese “Jacopo Tomadini”, a partire dal 1982», sottolineando che per primo don Pressacco portò il proprio Coro “Candotti” ad esibirsi all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Udine con il “Gaudeamus igitur”, inno di tutti gli Atenei italiani.

In particolare Peterlunger si è soffermato sulla versatilità delle ricerche scientifiche e degli studi condotti da don Pressacco come quelli sulle radici del Cristianesimo ad Aquileia o sulle tradizioni ebraiche che hanno attraversato il territorio del Friuli, che lo portarono anche alla formulazione di ipotesi originali e teorie affascinanti, per lungo tempo motivo di vivace dibattito, raccolte poi in alcune pubblicazioni, la prima delle quali “Sermone, cantu, choreis et… marculis”, edita dalla Società Filologica Friulana. Al 1983 risale invece il saggio dal titolo “La musica nel Friuli storico” compreso nell’Enciclopedia Monografica del Friuli Venezia Giulia.

«La sua eredità culturale di studioso – ha aggiunto Peterlunger – ha lasciato varie tracce che meritano tutt’oggi di essere esplorate e analizzate, con lo spirito e la libertà di pensiero e di ricerca di cui Pressacco ha lasciato esempio».

«Don Pressacco è stato un maestro, un maestro di umanità – ha detto Angelo Vianello dell’Associazione culturale “Don Gilberto Pressacco” –, e l’Ateneo, a cui siamo particolarmente grati, ha manifestato una grande sensibilità nel voler intitolare a lui il proprio Coro».

A nome della famiglia del sacerdote è intervenuto il fratello Pasquale che ha ricordato l’infanzia vissuta a Turrida di Sedegliano e in particolare le festività, concluse sempre cantando, passione che trasmessa dal padre ha accomunato i sei figli. «L’unico che per motivi legati alla salute allora non si univa mai al canto – ha raccontato Pasquale Pressacco – era proprio Gilberto. Poi verso i 15/16 anni ha cominciato a cantare e suonare e da quella volta non si è più fermato».

All’incontro in ricordo di don Pressacco sono intervenuti anche il presidente della Provincia Pietro Fontanini, per il Comune di Udine la consigliera comunale Maria Letizia Burtulo, Paolo Pellarin direttore del Conservatorio “Jacopo Tomadini di Udine, il direttore della Fondazione Friuli Luciano Nonis e il consigliere regionale Vittorino Boem. 

Il Coro dell’Ateneo friulano è nato in maniera spontanea alla fine degli anni ’80 del secolo scorso presso l’allora Facoltà di Agraria grazie ad una ventina di appassionati di polifonia rinascimentale.

La corale, su iniziativa del Circolo dei dipendenti dell’Ateneo e della Cappella universitaria San Cristoforo, si è costituita ufficialmente agli inizi degli anni ’90, sotto la direzione del maestro Walter Themel, docente del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine. Cambio di direzione artistica e musicale nel 1998 con l’arrivo del maestro Davide Pitis, compositore, direttore di coro e orchestra che guiderà le esibizioni del Coro insieme a quelle dell’orchestra formatasi proprio a supporto della corale universitaria.

Dopo un passato prestigioso, il Coro ha sospeso l'attività per circa un decennio, riprendendo nel 2015 sotto la direzione di Fabio Alessi del Dipartimento di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università di Udine, con un rinnovato repertorio che spazia dal moderno (folk e jazz a cappella) ai tradizionali filoni popolare, sacro, classico e rinascimentale.

Il complesso vocale dell’Ateneo friulano, oggi composto da una ventina di coristi tra docenti, studenti e personale tecnico amministrativo che si avvalgono della collaborazione della cantante jazz Barbara Errico, in chiusura di cerimonia di intitolazione si è esibito in alcuni brani del suo repertorio insieme alla Schola Aquileiensis, diretta dal maestro Claudio Zinutti.


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