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Virtew – Run of Mydan: piace
il video-gioco friulano spara-tutto


Startup un corno. Giovanissimi amici di Udine cui piacciono i videogiochi, ma soprattutto con grande passione per la realtà virtuale e le capacità di realizzare esperienze interattive, per presentare qualsiasi ambiente, utilizzando visori VR, hanno investito i loro soldi e il loro tempo. Da qualche anno si sono messi d’impegno per realizzare un gioco tutto loro, nuovo e mai visto prima.

Sono Saul Clemente, Alessandro Passoni ed Emanuele Tosca con il supporto dei due programmatori Johnny Lonack ed Elisabetta Giusti, che dopo aver “sudato” per mesi sui loro apparati informatici fantascientifici, hanno messo su una società che ora ha terminato il primo prodotto: Run of Mydan. Si tratta di un video gioco in realtà virtuale che unisce l’avventura, le emozioni, gli imprevisti, le sorprese e l’attività fisica in un applicativo incredibile.

La portata mondiale è dimostrata dall’uscita esclusivamente in lingua inglese, che sicuramente non rappresenterà un problema per i ragazzi italiani che ormai hanno tutti (spero) studiato almeno l’idioma internazionale al giorno d’oggi. Mentre più complessa la questione dell’Hardware che per l’utilizzo implica il possesso di un visore VR con i suoi comandi da impugnare.

Per quanto ne so, al momento, esistono solo due alternative, oltre al visore PSVR per Play Station 4 della Sony, sono già in commercio due prodotti diversi. Uno è l’Oculus Rift, il visore di realtà virtuale sviluppato da Oculus VR, azienda acquistata da Facebook per circa 2 miliardi di dollari, a marzo 2014. L’acquisto da parte di Facebook potrebbe rappresentare un segnale per lo sviluppo di nuove opportunità d’interazione sociali, ma anche evoluzioni per quanto riguarda il settore lavorativo. L’altro è HTC Vive Consumer Edition, altro visore 3D per la Realtà Virtuale in diretta concorrenza con l’Oculus Rift. Anche in questo caso si tratta di un dispositivo per creare un mondo virtuale nel quale l’utente può entrare e con il quale può interagire. Devono essere collegati a un computer per funzionare e naturalmente non può essere il vecchio 386 del babbo.

Chiarito il problema hardware, toniamo a Saul, Alessandro ed Emanuele che mentre in tutto il mondo stanno distribuendo la prima versione del loro gioco Run of Mydan, con recensioni lusinghiere da parte di tutte le riviste specializzate e di “giocatori professionisti”, continuano a concepire e realizzare nuovi livelli, nuovi scenari e nuove situazioni in cui immergersi virtualmente.

Chi l’ha provato si dice entusiasta dell’esperienza, perché sebbene si tratti fondamentalmente di un gioco d’azione quasi “spara-tutto”, ci si deve impegnare nella ricerca di risorse, poiché anche le armi di difesa da utilizzare nel gioco sono rivoluzionarie ed ecologiche. Le palle energetiche da lanciare ai nemici possono essere un’alternativa al laser che… se vi spiegassi tutto, rovinerei le sorprese.

Ora è iniziata la distribuzione a livello mondiale, con Run of Mydan contenuto all’interno di un pacchetto di applicativi ludici per VR, oppure da solo http://store.steampowered.com/search/?term=run+of+mydan e molti giocatori internazionali stanno valutando ottimamente la fluidità delle scene, delle azioni e dei movimenti con reattività e vibrazioni che rendono davvero affascinante giocare. Ora vedremo se il successo consentirà di ottenere un discreto numero di giocatori per costituire una comunità online, poiché Run of Mydan può essere utilizzato da soli oppure in compagnia, collegandosi tramite internet ad altri avventurosi con cui confrontarsi. La realtà virtuale con Run of Mydan è un’avventura che unisce al piacere del gioco anche l’attività fisica, poiché i movimenti del corpo sono istintivi e necessari per interagire con il personaggio.

Impavidi, coraggiosi e appassionati sono sicuramente loro, i ragazzi di Udine che hanno realizzato l’avventura che potrebbe condurli alla fama mondiale come software house e dimostrare che se un sogno si è trasformato in realtà per tanti personaggi americani come Steve Jobs (Apple), Mark Zuckerberg (Facebook), Bill Gates (Microsoft) o Lawrence “Larry” Page con Sergey Brin (Google), potrebbe accadere anche a loro.

Hanno le idee chiare, collaboratori in gamba e tanta voglia di fare questi ragazzi udinesi. Si applicano con temerarietà e coraggio, anche se sono coscienti dei vincoli e delle limitazioni che un Paese come l’Italia ha sempre imposto a tutti i migliori geni (Guglielmo Marconi, Alessandro Volta, Cristoforo Colombo, Antonio Meucci e tanti altri ancor oggi), costretti a cercare all’estero l’ambiente giusto e la disponibilità per concretare il loro talento.


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