Comune di Gorizia


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Prefettura di Gorizia: conferenza stampa per illustrare le operazioni di bonifica da parte dei Palombari della Marina Militare su un relitto della Prima Guerra Mondiale


Il 26 febbraio 2018 alle ore 11.00 presso la Prefettura di Gorizia è stata indetta una conferenza stampa dal sig. Prefetto, Massimo Marchesiello, a cui parteciperanno rappresentanti del Gruppo Operativo Subacquei del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare, durante la quale verranno descritte le operazioni recentemente condotte, nell’ambito di un’importante operazione di bonifica subacquea di ordigni esplosivi rinvenuti in un relitto austro-ungarico della Prima Guerra Mondiale, nelle acque prospicienti il porto di Grado.

Il relitto, sito a circa 2,5 miglia nautiche dal porto di Grado, è stato scoperto nel dicembre 2017 durante un’immersione scientifica e, a seguito di un sopralluogo condotto da parte dei sommozzatori della Polizia di Stato, la Prefettura di Gorizia ha richiesto al COMSUBIN di effettuare un intervento di bonifica d’urgenza mediante l’impiego degli assetti del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) per rimuovere dallo stesso numerosi manufatti riconducibili ad ordigni esplosivi, residuati bellici della Prima Guerra Mondiale. Questo intervento rappresenta una delle tante attività che i Reparti Subacquei della Marina Militare conducono a salvaguardia della pubblica incolumità anche nelle acque interne del nostro Paese, come ribadito dal Decreto del Ministero della Difesa del 28 febbraio 2017, attraverso lo svolgimento di operazioni subacquee ad alto rischio volte a ripristinare le condizioni di sicurezza della balneabilità e della navigazione.

A margine della conferenza stampa vi sarà anche l’intervento del personale dell’Ufficio Storico della Marina Militare che illustrerà gli aspetti storici della vicenda inquadrata nella difesa di Venezia ad opera della Regia Marina durante la Grande Guerra.

APPROFONDIMENTI SUL GRUPPO OPERATIVO SUBACQUEI:

I Palombari del Gruppo Operativo Subacquei, posto alle dipendenze del Comando Subacquei ed Incursori, hanno acquisito la capacità di operare sotto la superficie del mare sino a 1.500 metri con i veicoli subacquei e fino a 300 metri con l’uomo. Le missioni assegnate dal Paese al GOS sono le seguenti:

- condurre qualsiasi genere di operazione subacquea tesa alla ricerca, recupero ed intervento lavorativo fino ai massimi fondali consentiti dalle numerose apparecchiature subacquee a disposizione (impianti integrati per immersioni profonde, scafandri rigidi articolati, minisommergibili, robot filoguidati ad altissima tecnologia e qualsiasi gamma di autorespiratore);

- soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà attraverso le apparecchiature speciali imbarcate sulle Navi alle dipendenze di Comsubin o mediante il Nucleo SPAG (Submarine Parachute Assistance Group) trasportato nell’ aree del sinistro con elicotteri o aerei militari;

- effettuare la bonifica degli ordigni esplosivi di qualsiasi natura, convenzionali od improvvisati E.O.D./I.E.D.D. (Explosive Ordnance Disposal/Improvised Explosive Device Disposal), che vengano rinvenuti in contesto marittimo cioè sottacqua, a bordo delle Unità Navali e nelle relative infrastrutture portuali.

Con una storia di 169 anni alle spalle, il GOS è l’eccellenza nell’ambito della Difesa nazionale nel contesto delle operazioni subacquee ed estende le proprie capacità anche a numerose attività a favore della collettività soprattutto in ambito sanitario, scientifico e sociale. Sono stati migliaia sia gli interventi volti alla bonifica dei litorali italiani da ordigni esplosivi residuati bellici, sia i trattamenti di ossigeno terapia iperbarica effettuati a favore di pazienti civili.

Per queste peculiarità gli operatori subacquei delle altre Forze Armate e Corpi Armati dello Stato possono essere formarti esclusivamente dal Gruppo Scuole di COMSUBIN che, attraverso dedicati percorsi formativi, li abilita a condurre immersioni in basso fondale secondo le rispettive competenze. 

Il Gruppo Operativo Subacquei rappresenta un punto di forza, nonché elemento di orgoglio per la Marina Militare, infatti grazie alle sue capacità ed alla stretta collaborazione esistente con i diversi Dicasteri ed Agenzie dello Stato, il GOS viene impiegato in Antartide per coordinare tutte le immersioni che vengono effettuate nell’ambito delle spedizioni italiane organizzate dall’Enea, nelle attività di ricerca e tutela dei beni archeologici subacquei oppure a supporto del Ministero dello Sviluppo Economico per quanto riguarda le attività ispettiva di controllo agli impianti e strutture subacquee delle attività di estrazione idrocarburi off-shore.

I Palombari sono spesso chiamati ad operare in complesse operazioni subacquee di Protezione Civile, peculiarità che rende tale componente della Marina un vero e proprio strumento “dual use” al servizio della collettività.

Lo scorso anno i Palombari della Marina Militare hanno recuperato e distrutto un totale di 22.000 ordigni esplosivi residuati bellici, mentre per le operazioni attualmente in corso a Grado sono già stati neutralizzati 84 proiettili austriaci da 104 mm, 92 da 76,5 mm e oltre 2.000 da 8x50 mm.

Con una storia di 169 anni alle spalle, i Palombari rappresentano l’eccellenza nazionale nell’ambito delle attività subacquee essendo in grado di condurre immersioni lavorative fino a 1.500 metri di profondità ed in qualsiasi scenario operativo, nell’ambito dei propri compiti d’istituto (soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà e la neutralizzazione degli ordigni esplosivi rinvenuti in contesti marittimi) ed a favore della collettività.

Le operazioni più recenti condotte dai Palombari hanno riguardato in particolare:

il naufragio della nave passeggeri Costa Concordia (2012); il crollo della torre piloti di Genova a seguito dell’abbattimento causato dal Mercantile Jolly Nero (2013); gli interventi conseguenti ai naufragi più drammatici accaduti negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo: Lampedusa (ottobre 2013) e Mediterraneo Centrale (aprile 2015). In particolare, quest’ultima operazione ha visto Comsubin impegnato nella ricerca e recupero delle salme a 370 metri di profondità ed il coordinamento di tutte le attività tese al recupero dal fondo dell’intero relitto (2015-2016).

Per questa operazione è stata attribuita alla Marina Militare la Medaglia d’Oro al Merito Civile; la rimozione e neutralizzazione di oltre 20.000 pericolosi ordigni esplosivi, residuati bellici, rinvenuti nei mari, laghi e fiumi italiani dal gennaio 2017; l’individuazione ed il recupero della scatola nera dell’Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare, impattato lo scorso settembre nelle acque antistanti Terracina. 

APPROFONDIMENTI STORICI DEL RELITTO RINVENUTO:

Il relitto è quanto rimane di una delle piccole unità litoranee appartenenti alla Flottiglia lagunare della Marina Austro-Ungarica (Kaiserliche un Köningliche Lagunenflottille). La Flottiglia, basata a Trieste, operava sotto il nome in codice di Aquädukt (acquedotto) e nacque nel dicembre del 1915 su proposta del Comandante Marittimo di Trieste, ammiraglio Alfred von Kaudelka. Essa era destinata ad alleggerire la rete ferroviaria nella zona lagunare del Golfo di Trieste effettuando rifornimenti via mare alle truppe e alle località situate tra la ferrovia e la costa. La flottiglia era composta di cannoniere, rimorchiatori, batterie costiere e reparti di vigilanza costiera. Le cannoniere della Flottiglia effettuarono anche il servizio di difesa e sbarramento del porto di Trieste, mentre i rimorchiatori furono sovente utilizzati per il servizio di dragaggio delle mine.

A partire dalla metà del 1917 la Flottiglia Lagunare venne incaricata anche del trasporto di truppe verso il fronte e la sua attività divenne frenetica durante le operazioni offensive degli Austriaci del novembre 1917, violentemente contrastate dall’azione italiana che poteva avvalersi, sul lato a mare, delle micidiali artiglierie installate sui numerosi pontoni armati schierati dalla Regia Marina italiana. Poiché le truppe italiane avevano distrutto alle loro spalle i ponti e le ferrovie nel corso del ripiegamento verso il Piave, gran parte dei rifornimenti necessari all’Esercito austro-ungarico in avanzata furono trasportati dai mezzi della Flottiglia lagunare. Al comandante della Flottiglia furono allo scopo assegnati anche i piroscafi Adria, Kvarnez, Risano, Valona, Monfalcone e Bilinski; furono inoltre requisiti circa 40 trabaccoli che aumentarono le capacità di trasporto di derrate e rifornimenti lungo la rete di canali interni verso il fronte. Alla Flottiglia della laguna fu affidato anche il servizio di manovalanza per trasbordare i rifornimenti dai convogli ferroviari in arrivo nel porto di Trieste ai natanti, nonché il compito di costituire e scortare i convogli di imbarcazioni da carico rimorchiate utilizzati quali vettori per il traffico di approvvigionamenti.

Nell’ambito della difesa di Venezia, tra la fine del 1917 e il giugno del 1918, le forze aeronavali italiane svolsero un’intensissima attività di interdizione del traffico costiero avversario. Molte barche austro-ungariche furono distrutte o messe fuori combattimento, principalmente ad opera dell’Aviazione Navale, così come con la guerra di mine. Ma vi furono anche altre cause di perdite, come i fortunali autunnali: il 10 novembre 1917, ad esempio, la Flottiglia Lagunare austriaca registrò la perdita di due barconi, facenti parte di un convoglio trainato dal rimorchiatore Kvarner. Una delle imbarcazioni, verosimilmente un trabaccolo, tipica imbarcazione da lavoro in uso nell’alto Adriatico, si capovolse e affondò davanti a Grado, trascinando con sé il cannone da 150 mm che trasportava verso il fronte, con le relative munizioni, senza peraltro che venissero registrate perdite umane.

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