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L’Aviazione militare italiana nacque in
Friuli Venezia Giulia: una mostra a Trieste


Una storia straordinaria fatta da uomini straordinari, che sono stati eroi di guerra; cavalleggeri, fanti, e talora neppure militari, selezionati per propria candidatura a diventare piloti, a vivere il mito del volo che nel Campo di Santa Caterina si è fatto storia con le imprese di guerra degli Assi.

Il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin ha, così, inaugurato la mostra storica “I cacciatori di Santa Caterina – Le origini dell’aviazione da caccia italiana” ospitata negli spazi espositivi del palazzo di Piazza Oberdan a Trieste, sede dell’Assemblea legislativa del Friuli Venezia Giulia e curata da Roberto Bassi, dell’associazione “Gli Aeronautici del Malignani” di Udine, con il supporto dell’Aeronautica, rappresentata dal comandante del 2° stormo Andrea Amadori. All’inaugurazione, assieme a un folto pubblico, era presente, con il curatore, anche il sindaco di Pasian di Prato Andrea Pozzo. 

Si tratta del frutto di una ricerca preziosa fra archivi e raccolte private che documenta – nell’ambito delle manifestazioni per i 100 anni dalla fine della Grande Guerra – quegli eventi e operazioni belliche che portarono di fatto alla nascita dell’aviazione militare italiana – la cavalleria dell’aria – cent’anni fa in Friuli nel piccolo Campo di Santa Caterina che prese il nome della località nel comune di Pasian di Prato, alle porte di Udine che durante la prima guerra mondiale era sede del Comando supremo.

Il Santa Caterina era uno dei numerosi campi di volo disseminati nella pianura friulana in quegli anni del conflitto e fu il luogo dove si sperimentarono le prime tattiche e i primi velivoli da caccia e dove, con l’arrivo della prima unità nel 1915, cominciò l’avventura straordinaria della mitica Squadriglia degli Assi, con i nomi leggendari di piloti come Francesco Baracca divenuto il primo Asso dell’aviazione italiana, certamente l’aviatore italiano più famoso, morto sul Montello nel giugno 1918 dopo gesta eroiche e il cui simbolo, il cavallino rampante impresso sul suo velivolo, continua a vivere anche oggi dopo che la madre ne fece dono a Enzo Ferrari.

Antico, profondo e vivo il legame del Friuli Venezia Giulia con l’Aeronautica, non solo per il fatto che qui ha le sue radici ma anche per la brillante tradizione che si è sviluppata anche sul piano formativa come testimoniano gli aeronautici dell’Istituto tecnico Malignani di Udine, e confermato – come evidenziato dal comandante Amadori – dal fatto che ben 5 su 32 dei capi di stato maggiore dell’Aeronautica sono del Friuli Venezia Giulia, quattro dei quali negli ultimi 25 anni.

La mostra resterà allestita fino al 28 febbraio e può essere visitata dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30, mentre il venerdì solo al mattino dalle 9.30 alle 13.00.


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