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Villa Manin. Il Re, il Kaiser e le oche.
Foto di una storia mai raccontata


Al primo piano della Barchessa di Levante, entrando a destra, nella sala espositiva multimediale, dotata delle più recenti tecnologie, Villa Manin a Passariano di Codroipo, dedica una mostra a se stessa, mettendo al centro le vicende del Novecento. Cercando di non guardare le condizioni attuale della splendida Villa ridotta da anni in cantiere edile, si raggiunge l’area ammodernata e dotata di ascensore, ridotta a costruzione ammodernata, senza lasciar più trasparire le sue centinaia d’anni. Solo attraverso le foto esposte e un filmato in loop, ci consentono di rivivere una storia che non è stata mai raccontata, intessuta di momenti drammatici ma anche densa di episodi curiosi, restituiti con l’immediatezza d’immagini inedite o poco note.

Un centinaio di fotografie documentano il compendio fra l’inizio e la metà del secolo, registrando eventi storici che lo attraversarono, i bagliori di una dinastia al crepuscolo e, più spesso, l’esistenza minuta e vivace della comunità che lo abita. Ritratta tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, ancora chiusa in se stessa e completa della sua ricca decorazione scultorea, la superba dimora si trova ben presto, al centro della storia. La grande guerra è già scoppiata quando Re Vittorio Emanuele III sosta a Villa Manin durante una delle sue visite al fronte, poco prima che la rotta di Caporetto la veda attraversata dalle truppe e dai profughi in fuga. La ribalta toccherà poi ai sovrani degli Stati avversari, il Kaiser Guglielmo II, l’Imperatore Carlo I d’Austria.

La Seconda Guerra Mondiale assegnerà al palazzo una nuova funzione. Carlo Someda de Marco farà aprire le sale del piano terra per accogliere e proteggere dal disastro incombente le opere d’arte dei territori del Friuli e della Venezia Giulia. 

Alcune fotografie del secondo dopoguerra documentano nel parco un patrimonio scultoreo da ricomporre, restituendo alle statue le teste perdute, correggendo assemblaggi impropri, rimettendo in piedi le divinità. Ci parlano anche della vivacità dei giovani del borgo che celebrano la maggiore età e la bellezza delle compaesane sui muri della Piazza Quadra, tappezzati pure di manifesti di propaganda elettorale, con scarso riguardo per la dignità dell’aristocratica dimora, ormai incapace di nascondere i suoi acciacchi.

I discendenti di una delle più ricche e potenti famiglie della Serenissima sono immortalati nelle ultime occasioni di fasto: un matrimonio belle époque, ritrovi eleganti e tranquille passeggiate. Negli spazi antistanti la Villa va in scena invece la curiosità dei bambini, il via vai operoso dei contadini con i loro carri e gli arnesi della vita quotidiana, oche, galline e cani, padroni indisturbati nella grande piazza.

La scelta delle immagini, tratte da fototeche e archivi pubblici ma anche dalle raccolte di privati cittadini, collaboratori generosi e appassionati, ha portato a proporre una mostra che vuole essere il primo, piccolo tassello di una storia ancora in gran parte da scrivere.

Inaugurata alla presenza del Sindaco della città di Codroipo Fabio Marchetti con Guido Comis, direttore del servizio catalogazione, promozione, valorizzazione e sviluppo del territorio dell’ERPAC FVG (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale), grazie ai curatori della mostra Dino Barattin e Lucia Sartor.

La mostra rimarrà aperta sino al 22 marzo 2020.

Di Marco Mascioli 


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