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Affrontare il cambiamento climatico:
a Levico Terme torna Ortinparco 2019


E’ primavera! Torna il tanto atteso appuntamento con ORTINPARCO, il primo grande evento in Valsugana che per l’originale mix di attrazioni e intrattenimento attira a Levico Terme migliaia di visitatori desiderosi di celebrare in natura l’arrivo della bella stagione.

Dal 25 al 28 aprile 2019 il più longevo festival en plein air dedicato agli orti e ai giardini animerà il Parco Secolare delle Terme di Levico con installazioni, eventi teatrali e musicali, grandi mostre, momenti di formazione e un’importante sezione dedicata al mercato florovivaistico. “Orti e giardini per affrontare il cambiamento climatico” il tema della 16esima edizione, all’insegna della resilienza e della rinascita.

Dal 25 al 28 aprile nello storico Parco delle Terme di Levico, a Levico Terme, in Valsugana – Trentino, si terrà Ortinparco, il festival degli orti e dei giardini giunto ormai alla sedicesima edizione. Il Festival Ortinparco apre le porte alla primavera, alla stagione dei lavori negli orti e nei giardini, agli spazi dell’utile, del bello, della vita e dell’attività fisica all’aperto, della trasmissione dei saperi alle nuove generazioni, della convivialità lenta e della straordinaria semplicità dei momenti vissuti a contatto con la natura.

Ortinparco avrà luogo nel più importante parco storico della Provincia di Trento, inserito nel circuito Grandi Giardini d’Italia, un parco asburgico che copre un’area di 12 ettari e ospita maestosi alberi di specie autoctoctone ed esotiche. Il Parco venne ideato agli inizi del '900 sull’onda dello sviluppo del termalismo in Europa, quando Levico Terme, meta prediletta di vacanze della nobiltà austro-ungarica, fu assurta al rango di città con editto imperiale.

Il tema scelto per l’edizione 2019 è "Orti e Giardini per affrontare il cambiamento climatico". Il 28 ottobre 2018 le Alpi sono state investite da un'ondata di maltempo eccezionale che ha causato gravissimi danni al patrimonio boschivo. Il Parco delle Terme di Levico non è stato risparmiato. La furia del ventomoto ha colpito duramente e con eccezionale accanimento i meravigliosi alberi, molti dei quali secolari, con un bilancio di 180 alberi monumentali schiantati.

Per questo motivo Ortinparco ha deciso di proporre una riflessione sul senso di un evento epocale che ha radicalmente e definitivamente modificato il paesaggio. Riflessione che diventa un approccio progettuale e consapevole per comprendere, attraverso l’elemento dell’arte, della cultura e della condivisione, le grandi trasformazioni del nostro tempo.

La rinascita del Parco è già iniziata. Una iniziativa popolare “Adotta un albero” ha coinvolto tutta la popolazione in uno straordinario moto di generosità e ha portato a raccogliere 33mila euro in pochissimo tempo. Al contributo spontaneo degli amici del Parco e dei cittadini, si sono aggiunte le donazioni dall’estero e dai vivai italiani. I primi, simbolici alberi sono già stati piantati. Al progetto di reimpianto degli alberi si affianca una particolare attenzione alle iniziative di animazione culturale e di informazione: in programma a Ortinparco momenti di divulgazione scientifica sui mutamenti climatici e sulla reazione delle piante e degli orti agli agenti esterni e una spettacolare mostra d’arte dedicata ai semi “Graines”, un viaggio quasi intimo nella sconcertante bellezza della natura grazie alle immagini dell’acclamato fotografo francese Paul Starosta, che ci porta attraverso le sue immagini a scoprire la complessità e la bellezza che si celano anche nel più piccolo dei semi. I semi simbolo di rinascita, dal disastro alla nuova vita.

Gli orti e i giardini di Ortinparco, da sempre fiore all’occhiello del festival, saranno allestiti in forma modulare: orticoltura e giardinaggio per tutti in spazi ridotti, idee e azioni concrete per l’autoproduzione sostenibile e responsabile. A questi si affiancheranno installazioni realizzati in collaborazione con studenti, associazioni d’arte, spettacoli per bambini e famiglie.

Il programma culturale comprende originali laboratori didattico-creativi rivolti a bambini e adulti, momenti musicali e teatrali. Farà da contorno alla manifestazione anche un colorato mercatino dei contadini, dell’artigianato e degli antichi mestieri. Dedicate all’orto anche i menu della condotta Slow Food della Valsugana e Lagorai e dei ristoranti del paese che proporranno scelte gastronomiche a base di ortaggi e primizie di stagione.

Ortinparco è anche esposizione e vendita di piante da giardino, piante orticole e prodotti derivati e trasformati a cura di vivaisti, aziende agricole e artigianali. 

La campionaria artistica più invitante della primavera vi aspetta a Levico Terme per passare un weekend in spazi naturali sostenibili, resilienti e ricchi di vita speranza.

Di una natura che ogni tanto ci spaventa

Tiziano Fratus

Esiste qualcosa di drammatico che unisce la violenza di una tempesta che devasta una foresta, un giardino, una riserva naturale, e una città capovolta dalla terra che si fa liquida a causa di un terremoto. 
Ma esiste anche un qualcosa di inaudito, e di altrettanto drammatico, nella visione di una città che viene bombardata, come oggi ne vediamo in Siria e nei territori del Medio Oriente, nelle guerre civili che infiammano e insanguinano i suoli del pianeta, nelle devastazioni aperte in un lampo da un attentato, la stessa grana dolorosa che sappiamo riconoscere nelle fotografie datate dei campi di concentramento. 

Quando la natura, che sia atmosferica o geoterrestre, umana o casuale, attiva un movimento che genera caos nel nostro più o meno piccolo mondo, ogni forma di certezza viene a mancare. L’essere vivi degli umani viene messo in discussione, ogni declinazione di certezza, di sicurezza, di salvezza, si polverizza. Si liquefa. C’è questo spavento, reiterato, di essere improvvisamente in un mondo incontrollabile, periglioso, inaffidabile, o addirittura minaccioso, spietato, mortale, che ci trascina in quello stato di natura delle foreste antiche, dove ogni essere vivente vive a discapito degli altri. Un eco di altri mondi che non coincide con la foresta, o meglio, col bosco che noi oggi possiamo attraversare. Nel quale possiamo abbandonarci per camminare, per rilassarci, per godere di una passeggiata nel verde, nel ventre di quella che enfaticamente talvolta indichiamo quale Madre Natura. La natura che abbiamo a portata di caviglia, sia un parco pubblico ben gestito, l’abetina che circonda il lago di Carezza, i lariceti sparsi, seminanti, delle Dolomiti, è ordinata, disciplinata. Talvolta semmai dimenticata, e quindi rinselvatichita. Comunque messa in sicurezza, secondo il nostro perenne bisogno di libertà e certezza.

Poi accade che la natura ogni tanto scuota. Divampi. Travolga. Quando il ciclone Vaia ha spazzato con raffiche di vento prossimi ai duecento chilometri orari le montagne e gli abitati del Trentino, dell’Alto Adige, del Bellunese, molto di quel che la natura stessa – nel giro di un paio di secoli, in forma di alberi, di boschi e giardini, di alberate – aveva potuto edificare, letteralmente costruire, è stato decimato.

Forse soltanto le guerre degli umani avevano potuto così tanto. Intere legioni di conifere giacciono distese, come enormi bastoncini del gioco di Shangai. Case scoperchiate. Luoghi a noi prossimi, e cari, quasi cancellati. Rimozione vasta e sconsolante. Dal grande diaframma restringiamo al piccolo dettaglio, e così si è scoperto che poche unità arboree, meno di duecento, sono state sradicate, spezzate, divelte, dal soffio del Dio dei venti nello storico Parco asburgico delle Terme di Levico. Una geografia di biodiversità da diverse parti del mondo quasi azzerata dal capriccio di poche ore di vento sostenuto. 

Quanto poco il mondo è persistente, e quanto siamo noi e quel che possiamo fare fragili. Impermanenti, come dicono gli amici buddisti. Oggi, chi passeggia lungo i viali fino a pochi mesi orsono ombrosi del Parco delle Terme di Levico ritrova stralci di un paesaggio da anno zero, tranne alcuni fortunati superstiti, come un amato faggio. Si è ritornati all’epoca del disegno e della prima apertura, quando la storia di qualsiasi invenzione umana presenta un inizio: la mente immagina, le mani realizzano. E poi la natura, spesso accompagnata, talora suggerita, crea volumi, innalza tronchi, spalanca chiome, e dona la meraviglia delle foliazioni primaverili, che raddoppiano improvvisamente i nostri piccoli giardini e boschi portatili, la delicatezza delle fioriture, l’incanto degli autunno romantici. Oggi dunque il parco ricomincia una nuova storia: lo fa grazie alla volontà dell’amministrazione e dell’impegno dei cittadini.

Toccherà garantire cura, amore e passione. Scegliere nuove piante e attraversare la magia del tempo maturando insieme a questo nuovo mondo in crescita. Così, i bambini del 2019, vedranno mettere a dimora pianticelle alte una o due spanne, un braccio, poco più; fra vent’anni, sotto la loro chioma rigogliosa chiederanno magari la mano alla donna che diventerà la madre dei loro figli; e, dunque, quando saranno curvi su un bastone, con la pelle quasi trasparente, si ritroveranno ai piedi di alberi maturi e penseranno a quando erano bambini e tutto è ricominciato. D’altronde non siamo altro che macchine del tempo.


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