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Vita Activa Nuova, una scelta militante ed etica


«Quella che presentiamo oggi non è “semplicemente” un'associazione di promozione sociale che edita libri e realizza progetti di inclusione sociale: Vita Activa Nuova ha l'ambizione di essere una risposta alla crisi di cura che stiamo vivendo, la promessa di un impegno militante che si propone di ricostruire gli sfilacciati legami sociali e ridisegnare un nuovo modo di stare al mondo.» Così la presidente Gabriella Taddeo ha aperto martedì 30 novembre, al Circolo della Stampa la conferenza stampa di presentazione dell'APS Vita Activa Nuova.

Una realtà, nata a luglio di quest'anno dalla volontà di nove donne e un uomo provenienti da varie città italiane, che ha come scopo principale quello di offrire occasioni e contributi per favorire la convivenza e promuovere il benessere individuale e collettivo. L'associazione, ispirata dalla visione utopistica di Hannah Arendt, intende lavorare per il raggiungimento dell'equità di genere, per la diffusione della memoria, in particolare quella oscurata e dimenticata, per la conoscenza della realtà attraverso gli strumenti dell'indagine scientifica, per la formazione in special modo delle persone più vulnerabili. La bellezza e le parole saranno le vanghe con cui questi territori saranno arati; i libri gli strumenti privilegiati per realizzare questi obiettivi. Libri che saranno riconosciuti per l'impegno etico e per la qualità, che si potrà toccare a partire dalla tipologia della carta, dalle modalità della rilegatura, dalla scelta di non mandare al macero le copie invendute.

In proposito è intervenuta la direttrice editoriale Gabriella Musetti, chiarendo la collocazione di Vita Activa Nuova Aps: «La nostra posizione, nel panorama editoriale italiano, può essere vista come di ‘nicchia’, e in qualche modo lo è, basta intendersi su che cosa significa la parola. Non significa un isolamento locale oppure narcisistico, significa invece essere pienamente consapevoli della propria storia passata, del limite delle nostre risorse, del luogo in cui nasciamo (non per fermarci ad esso ma per andare oltre), dei nostri desideri e obiettivi, per creare una realtà nuova e dinamica riconoscibile a tutti, con una individuazione precisa dei suoi ambiti di interesse e compiti programmatici, soprattutto lo sviluppo di una dimensione critica e attenta alla lettura della realtà contemporanea. Una operazione culturale con finalità di orientamento e diffusione di una cultura critica, aperta, libera e socialmente utile in quanto fondativa di valori comuni, ovvero ‘messi in comune’.»

In conclusione sono stati annunciati i primi titoli già usciti: “La speranza è una strana invenzione. Racconti di donne”, a cura di Barbara Buoso e Ilaria Durigon, “Confine donna. Poesie e storie di emigrazione”, a cura di Silvia Rosa, e “Una genealogia ritrovata. La moglie, la figlia e la nipote di Tolstoj si raccontano”, di Marta Albertini, pronipote di Lev Tolstoj e nipote di uno storico direttore del Corriere della Sera, cura e traduzione di Laura Ricci, che sarà presentato nei prossimi giorni ad Orvieto.


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