Comune di Trieste

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Lorenzo Bencich


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La donazione Stultus al Civico Museo Revoltella


E’ stata inaugurata venerdì 16 dicembre dall’assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo, Giorgio Rossi la mostra “La donazione Stultus al Museo Revoltella alla presenza di Stefano Bianchi, responsabile dei Musei Storici e Artistici, di Susanna Gregorat, conservatore del Museo Revoltella e curatore della mostra, del critico d’arte e Sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi e, in rappresentanza delle donatrici, Selma Stultus, intervenuta anche a nome delle sorelle Marina e Nada.

Il Museo Revoltella, nell’anno delle celebrazioni del suo centocinquantesimo anno di vita, con l’allestimento della mostra inaugurata oggi, ha colto l’opportunità di valorizzare il suo patrimonio artistico, recentemente arricchito di dieci dipinti del pittore triestino Dyalma Stultus (Trieste 1901 – Darfo/BS 1977), frutto della generosa donazione delle figlie dell’artista, mediante una mostra delle opere donate e la pubblicazione di un catalogo, a cui ha fornito un importante contributo critico il professor Vittorio Sgarbi.

I dipinti oggetto della donazione, realizzati tra il 1930 e il 1954, documentando un periodo di particolare vitalità e originalità del linguaggio artistico del pittore triestino, contribuiscono a valorizzare e arricchire notevolmente le raccolte del Novecento giuliano del Museo Revoltella, affiancando le opere di importanti artisti concittadini quali Arturo Nathan, Leonor Fini, Carlo Sbisà, Cesare Sofianopulo, Giannino Marchig, Oscar Hermann-Lamb, Edgardo Sambo, Edmondo Passauro e altri ancora.

Convinto estimatore del Museo Revoltella, nonché profondo conoscitore e noto collezionista dell’arte triestina della prima metà del Novecento, Sgarbi ha presenziato a Trieste, nel febbraio 2021, alla conferenza stampa che annunciava la donazione Stultus, in diretta streaming con le figlie del pittore.

Fu proprio il noto critico d’arte ad auspicare in quella occasione la possibilità di approfondire, nel modo più adeguato e autorevole, la figura e l’opera della sfaccettata personalità di Dyalma Stultus, che fu pittore appassionato, scultore e illustratore, amico di personaggi influenti e rinomati dell’ambiente letterario, artistico e culturale della prima metà del Novecento a livello locale e nazionale.

Intellettuale raffinato e sensibile, fin dai suoi esordi artistici, Stultus è stato apprezzato e stimato da alcune delle personalità più rappresentative della cultura triestina d’inizio secolo, quali Giani Stuparich, Anita Pittoni, Silvio Benco e Italo Svevo, che lo ospitò frequentemente a Villa Veneziani e che gli donò, nel 1927, una copia de “La coscienza di Zeno” con la seguente dedica: “Al giovane pittore Dyalma Stultus. Ammirazione e auguri. Ettore Schmitz 29-I-1927”.

Molti critici di fama scrissero in seguito sulla sua attività e le sue opere, tra cui Ettore Cozzani, che dedicò molta attenzione a Stultus sulle pagine de “L’Eroica” negli anni Trenta e Quaranta del Novecento.

Trascorsa l’infanzia con la sola madre Erminia, Stultus rivelò fin dall’inizio la sua predisposizione artistica, che cercò di perseguire con grande tenacia, assieme all’altrettanto caparbio amico e validissimo scultore Franco Asco. Verso la fine del secondo decennio del Novecento, grazie a una borsa di studio a lui concessa dal Comune di Trieste, frequentò l’Accademia di Venezia seguendo i corsi dei maestri Ettore Tito e Augusto Sezanne.

Diplomatosi nel 1921, dopo un biennio di esperienza formativa a Roma e a Firenze, si stabilì definitivamente nel capoluogo toscano dal 1941, dove si affermò con successo e insegnò presso l’Accademia di Belle Arti fiorentina.

Condizionato dalla pittura del pittore torinese Felice Carena, con il quale instaurò una sincera e prolungata amicizia, accolse ulteriori suggestioni dal contesto artistico-culturale toscano e dal linguaggio novecentista più in generale, mantenendo tuttavia uno stile del tutto personale e di profonda interiorità.

La mostra è allestita al quinto piano della Galleria d’arte moderna, nelle sale attigue alla caffetteria del museo e visitabile nel consueto orario d’apertura.

“Visitando questo museo – ha ricordato l’assessore Giorgio Rossi – mi aveva sempre colpito un quadro di Stultus e quando la famiglia Stultus e in particolare la figlia Selma mi è venuta a trovare proponendo questa donazione sono sobbalzato sulla sedia: conservare dieci quadri dell’artista triestino al Museo Revoltella rappresenta un patrimonio straordinario per la città”.

“Oggi, grazie alla donazione Stultus, inauguriamo questa prima esposizione, ma ci auguriamo che questa fortuna si ripeta: il campo del mecenatismo è in continuo movimento e ci consente di ricevere numerose donazioni. Questo dimostra come con i cittadini si sia instaurato un rapporto di fiducia e chi ha ereditato opere da parte di padri o nonni artisti, sempre più spesso li dona gratuitamente al Comune. E questo – ha concluso Rossi – è un bel segnale”.

“Oggi qui Dyalma Stultus è vivo – ha esordito il critico d’arte e Sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, ricordando la figura del pittore come quella di “un artista tutto da riscoprire, perché rimasto sempre ai margini anche per la sua doppia identità, sospeso com’era tra quella triestina e quella fiorentina, quindi con un linguaggio che non può essere detto né connesso ai grandi artisti triestini riconosciuti e studiati e neppure con i toscani che ha frequentato”.

“Questa mostra – ha proseguito Sgarbi - rappresenta un risarcimento all’artista triestino in quel tempio della grande pittura del Novecento qual è il Museo Revoltella”.

“Stultus - ha aggiunto Sgarbi - è un’artista che mi ha sempre affascinato, che ho incrociato quarant’anni fa quando ho iniziato a occuparmi degli artisti triestini acquistandone anche qualche opera giovanili e che ho sempre guardato con curiosità, ammirando alcuni suoi capolavori degli anni Trenta in cui l’immagine femminile viene un po’ cifrata e il volto ovalizzato”.

“Stultus è quindi – ha concluso Sgarbi - un pittore molto riconoscibile e pertanto è facile che rimanga impresso nella memoria di quanti si occupano di arte del ‘900”.

“Questa mostra, ospitata in una sede così prestigiosa – ha rivelato la figlia di Dyalma Stultus, Selma - ha un enorme significato e rappresenta per nostro padre quel coronamento di una carriera che mia madre ha sempre agognato”.

“Il rapporto con Trieste, città a cui mio padre è sempre stato legato fino alla fine, era bellissimo, come del resto lo era per mia madre: il loro amore infatti è nato proprio in questa città, alla quale sono rimasti legatissimi e per la quale hanno nutrito un amore profondo. Anche dopo la sua scomparsa, mia madre si è impegnata affinché mio padre trovasse quel riconoscimento e quella gloria che ancora non erano completi”.

“Le sue opere – ha concluso Selma Stultus - sono intrise di triestinità perché era qualcosa che lui si portava dentro: poteva trovarsi in qualsiasi città del mondo, ma Trieste rimaneva comunque nel suo cuore ed era sempre presente e questo credo che si noti in tutte le sue rappresentazioni pittoriche”.

ELENCO DELLE OPERE

Santa Croce di Aidussina, 1930, olio su tela, cm 90x90 (cm 105x105 con cornice)

San Daniele del Carso, 1934, olio su tela, cm 90,8x91,4 (cm 105,8x106, con cornice)

Portatrice di frutta, 1938, olio su tela, cm 111,5x111,5 (cm 128,5x128,5 con cornice)

Baccante, 1942, olio su tela, cm 120,6x121,7 (cm135,6x136,7 con cornice)

Dopo il bagno, 1943, olio su tela, cm 97,3x97 (cm 111,3x111 con cornice)

Vecchia strada fiesolana, 1945, olio su tela, cm 80x70,4 (cm 90x80,4 con cornice)

Nubi che passano, 1950, olio su tavola, cm 71,6x67,5 (cm 81x77,5 con cornice)

Fonderia, 1954, olio su tavola, cm 97,5x97,5 (cm 98,5x98,5 con cornice)

Autoritratto, 1973, olio su tavola, cm 68x59 (cm 73x64 con cornice)

Contadino stanco, 1948, olio su tavola cm 71,9x67,8 (cm 81,9x77,8 con cornice)


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