Comune di Trieste

di Edoardo Gridelli


torna alla homepage


Al Civico Museo d'Arte Orientale di Trieste la mostra
"La nave di carta. Opere di Nobushige Akiyama"


Come accade molte volte o per distrazione o per pigrizia mentale, si è propensi a ritenere che le migliori esposizioni, mostre e musei non possano essere presenti nella propria città. Sensazione curiosa che a volte è capitata anche a noi.

In un recente articolo abbiamo parlato della splendida mostra di arte orientale a Bologna “Giappone. Storie d’amore e guerra”, una mostra che ritenevamo più che esaustiva, dato il lungo percorso in 11 sale dell'arte giapponese, dal periodo degli “Shōgun “, i capi dell'elite militare che, seppur eletti dall' Imperatore, di fatto regnarono sul Giappone dal 1250, fino all'fine dell' era Edo, imponendo il sakoku; l'autarchia e l'isolazionismo arrivando ai presupposti finali dello stesso mondo Edo, grazie sia alla resa dei capi militari nipponici alla flotta americana presentatasi nel porto di Nagasaki inaugurando così, il periodo di transizione bakumatsu, caratterizzato da una serie di eventi bellici e lotte interne di potere accaduti tra il 1853 e il 1867 che portarono alla conclusione della politica isolazionista e feudale e condizionando il passaggio di poteri degli Shōgun all' imperatore Meiji, che firmava accordi commerciali che sancivano la riapertura di tutti i porti giapponesi al commercio con gli occidentali, facendo scoprire il Giappone anche e soprattutto nelle sue arti al mondo.

Ebbene, questa sera, grazie alla presenza dello scultore e artista Nobushige Akiyama, presente all'inaugurazione della sua esposizione di opere scultoree di carta, carta e resina, “La nave di carta”, abbiamo riscoperto e apprezzato un museo di Storia Orientale che nulla ha da invidiare a quanto avevamo visto in varie mostre. Vi sono reperti anche del VII secolo, periodo in cui la carta veniva prodotta e migliorata, e come si tramanda, fu impiotata in Giappone da un monaco buddista coreano che introdusse tale tecnica di fabbricazione e tra l'altro i 3 maggiori esponenti dell' arte Ukijo-e, Hiroshige, Utamaro, Hokusai con moltissimi altri grandi interpreti di questa arte pittorica.

A quei tempi, la carta e le tecniche erano stimate e pregiate, ma non erano molto durevoli e i giapponesi si industriarono a migliorarle, attraverso anni di prove ed errori, fino ad arrivare all'uso fibre vegetali di ganpi e una specie di gelso giapponese che ben si adattava per resistenza e leggerezza , il kozo ed altre piante, quali riso, canapa, bambù. 

Da ora in poi potremmo parlare di washi, parola composta da wa, che significa "Giappone" o “giapponese”, e da shi che significa "carta", che via via raffinandosi per purezza, spessore, filigrana bianca, da distinguere da quella nera per le banconote, e con la possibilità' di varie tinteggiature.

Ritornando all'inaugurazioni di ieri , giustamente la Direttrice-Coordinatrice dei Musei triestini Laura Carlini Fanfogna ha sottolineato la delicatezza di questa che è la prima mostra d'arte moderna, in questo Museo e che la stessa mostra, assolutamente non vuole intaccare o prevalere su quanto è presente nelle sale espositive, ma al caso si integri con esso. 

La curatrice della mostra, Stefania Severi, storico e critico d’arte, che grazie a una sua idea, l'esposizione è stata realizzata con la collaborazione della Cooperativa Sociale Apriti Sesamo di Roma, e si è avvalsa della attiva collaborazione Associazione Culturale Italo-Giapponese Yu Jo di Trieste per le manifestazioni collaterali, conferenze e workshop di cui accenneremo dopo, ha accennato ad alcuni aspetti della vita e del lavoro del maestro e scultore Nobushige Akiyama, persona squisita, e sempre disponibile ad ogni domanda, anche se da molti anni in Italia, attratto dai maestri italiani, quali il Bernini, non ha perso di sicuro la sua indole sensibile e curiosa, tipica del pensiero giapponese, anche nel suo lavoro di scultore. 

Akiyama, passando da sculture di gesso, cera, bronzo e altri materiali, da anni è ritornato a dar forma alla carta Kozo, materia per eccellenza in Giappone, offrendo con le sue opere uno spettacolo affascinante tra le ricche sale espositive del Museo tra i tanti ukiyo-e, xilografie giapponesi che spaziano nel tempo tra il XII e il XX secolo, gia epoca Meiji, rappresentati in tutte le loro forme, come biglietti augurali, i Surimono,gli erotici Shunga; altri dedicati alla vita di ogni giorno e alla quotidianità', alle bellezzze femminili, la donna ukyio che poteva essere una eroina, una dama di corte, una cortigiana, una geisha o una orian. 

Le opere di Akiyama risultano sorprendenti tra mosaici di carta estroflessi quasi dal nulla, da una tela, posati all' interno di una vetrina, esposti accanto a armature di samurai o alle loro “spade” le katane e i wakizashi. L'opera che sicuramente riflette maggiormente questo perfetto connubio, prosecuzione tra antico e moderno, è proprio la “Nave di carta”, dove si possono sentire le parole di Asai Ryōi, che fu uno scrittore e monaco buddista del 1600, in epoca Edo, capostipite del manifesto del "Mondo fluttuante", l'Ukiyo monogatari che divenne Ukiyo-e: il cambiamento tra la letteratura precedente e quella Edo: “Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo.”.

Quindi nulla di strano se Akiyama riesce ad offrire emozione con i suoi lavori, come i suoi poliedri di resina luminosi da dove “ nasce il kozo, la carta che ne esce e trasborda la sua intensità' fluttuante. Infatti lo scultore pensava anche alle grandi xilografie ukiyo-e del grande maestro Katsushika Hokusai, e le sue “Grandi onde” vissuto proprio a cavallo tra l' era Edo e Meji, (1760 – 1849), vivendo anche nelle sue opere il travaglio da una civiltà' ancora quasi feudale a una improvvisa accelerazione verso la modernità' e apertura all' occidente, cosi come la “resina, materia ferma e solida, lascia uscire lo spirito libero della carta, anima del nuovo”.

Vi sono diverse di queste opere, tutte in competizione tra loro , per bellezza e colori delle resine, ed altre opere in basso rilievo e sculture cilindriche ad anima di carta, ma c'è pure una stanzetta dove tutto è di carta, appoggiata, semi tesa al soffitto, scostata, sbilanciata a volte in un ammasso.

Qui dovremmo spiegare che, come molti ukiyo-e quando offrono, immagini, ad esempio, di un rametto di ciliegio e un cardellino, mentre il resto della xilografia passa dal bianco al giallo, si vuole rappresentare il tutto (il color banco, la carta), una visione taoistica della vita dove noi ne siamo parte ma a volte ne restiamo esclusi per scelta.

Ha ben detto e fatto il maestro Akiyama, a citare un vecchio proverbio cinese “ Riscaldare il vecchio sapere per avere una cosa (idea) nuova, quindi offrire un continuum dell'arte scultorea, pittorica giapponese.

Ben felice sarà la Conservatrice del Museo d'Arte Orientale di Trieste, la dottoressa Michela Messina, che dopo aver accettato questa sfida tra antico e moderno si è ritrovata in un percorso spazio temporale di assoluto livello ed impatto visivo, dove nulla stona.

Nel mese di settembre poi si terrà una serie di conferenze e workshop in collaborazione con l'Associazione Culturale Italo-Giapponese Yu Jo di Trieste, a ingresso libero fino a esaurimento posti. Domenica 9 settembre, ore 11 Bentō-box, il pranzo giapponese in scatola, conferenza di Yuri Kagawa. Domenica 16 settembre, ore 11 Origami, laboratorio con Martina Ferro Casagrande.Domenica 23 settembre, ore 11 Shodō, l'arte giapponese della calligrafia, laboratorio con Yuki Kodaira. Domenica 30 settembre, ore 11.00 Performance musicale, con Mitsugu Harada

La mostra ha il patrocinio di Consolato Generale del Giappone a Milano, Istituto Giapponese di Cultura in Roma-Japan Foundation, JNTO-Japan National Tourism Organization-Ente Nazionale del Turismo Giapponese e si realizza in collaborazione con Cooperativa Sociale Apriti Sesamo, Roma e la partecipazione di Soroptimist International, Club di Trieste, Fondazione Italia Giappone, Roma, Associazione Culturale Italo-Giapponese Yu Jo, Trieste.

Lla mostra “LA NAVE DI CARTA. Opere di Nobushige Akiyama”, che rimarrà aperta fino al 14 ottobre, con i seguenti orari: da martedì a giovedì 10-13, venerdì e sabato 16-19, domenica 10-19, lunedì chiuso. Ingresso libero.

Per informazioni: Civico Museo d'Arte Orientale, via San Sebastiano, 1Trieste telefono: 040 3220736 | +39 040 675 4068-4039; www.triestecultura.it; www.museoarteorientaletrieste.itmuseoarteorientale@comune.trieste.it 


[home page] [lo staff] [meteo]