Diocesi di Trieste


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Solennità del Corpus Domini: Omelia
per la processione cittadina


Carissimi fratelli e sorelle in Cristo Signore!

1. Con la processione abbiamo dato espressione al nostro amore e alla nostra devozioneper l’Eucaristia. Essa è Gesù stesso che si dona a noi nelle sembianze di un po’ di pane e di un po’ di vino. Durante l’Ultima Cena avvenne il più grande miracolo, miracolo che si perpetua in ogni celebrazione della Santa Messa: il pane muta di sostanza e diventa il Corpo di Cristo, e così pure il vino si trasforma nel Sangue preziosissimo del Redentore. L’Eucaristia che Gesù stringeva tra le sue mani durante l’Ultima Cena è lo stesso suo Corpo che a distanza di pochi giorni è stato immolato sulla Croce, ed è lo stesso Corpo che, ogni volta, riceviamo alla Comunione. Durante l’Ultima Cena, dunque, Gesù anticipò il Sacrificio che compì sul Calvario e disse agli Apostoli: Fate questo in memoria di me (1Cor 11,25). Fin dal suo sorgere, la Chiesa ha sempre obbedito a questo comando del Signore, celebrando la Messa ogni giorno. Non si tratta di un semplice ricordo di un avvenimento passato, in quanto l’Eucaristia rende presente, in modo sacramentale, lo stesso Sacrificio del Calvario. In quel Sacrificio trova salvezza la nostra anima irretita da tanti peccati, trova pace la nostra società ancora oppressa dalla cappa di guerre, odi e violenze inaudite; ognuno trova forza e speranza per continuare ad andare avanti in questa oscura valle di lacrime che dobbiamo attraversare per raggiungere la beatitudine del cielo.

2. Carissimi fratelli e sorelle, nel raccontare il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci il Vangelo dice che tutti mangiarono a sazietà (Lc 9,17). Soltanto l’Eucaristia può saziare ogni nostro desiderio. Tutto il resto, anche le ricchezze e i beni di questo mondo, ci lasciano sempre vuoti e insoddisfatti. Impegniamoci pertanto a partecipare all’Eucaristia domenicale e a ricevere spesso la Comunione. Ricordiamoci però che, per ricevere la Comunione, bisogna essere in grazia di Dio. Quindi, se uno è consapevole di essere in peccato mortale, deve prima confessarsi. In questi nostri tempi spesso si pensa che questa norma siaormai decaduta e superata. La Chiesa, invece, continua a ribadirla. Il Catechismo afferma: Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il Sacramento della Riconciliazione, prima di accedere alla Comunione(CCC, n. 1385). Ciò significa che, per quanto grande possa essere il nostro pentimento, se si è in peccato mortale, bisogna prima confessarsi dal sacerdote. San Giovanni Paolo II ribadìspesso questo insegnamento: Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma [...] che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale.

3. Carissimi fratelli e sorelle, in questa solenne circostanza sono lieto di informarvi chegiunge a termine la Visita pastoraledella nostra Diocesi che, come sapete, è tradizionalmente considerata uno dei doveri più significativi del ministero episcopale. Dopo la celebrazione del Sinodo diocesano, la Visita pastorale è stata un’ulteriore grazia che il Padre celeste ha concesso alla nostra Chiesa per incrementare la sua testimonianza di fede e di amore in Gesù Cristo, nostro Salvatore e Redentore, e per renderla pronta ad accogliere il dono dello Spirito Santo e obbediente alla sua azione di santificazione delle nostre anime. Nonostante le difficoltà insorte nella sua ultima parte a causa della pandemia da Covid-19, la Visita pastorale si è configurata come una preziosa opportunità di crescita nella comunione ecclesiale, intesa come generosa disposizione interiore alla valorizzazione dei tanti carismi e ministeri presenti nella nostra Chiesa; come una rinnovata capacità di collaborazione pastorale tra il Vescovo, i presbiteri, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici; come una promettente volontà a promuovere uno slancio missionario per far giungere a tutti l’Evangelii gaudium – la gioia del Vangelo – come indicatoci dal Santo Padre Francesco; come indicazione forte a coltivare, senza ritardi e pigrizie, quelle attività caritative che sono espressione genuina della considerazione che noi cristiani riserviamo ai poveri e agli emarginati, visti come i primi e trattati da privilegiati. Di tutto questo ringraziamo il Signore. Un grazie speciale desidero personalmente formulare al Segretario della Visita, don Andrea Mosca, ai Convisitatori, ai parroci, alle comunità cristiane e a tutte quelle persone che hanno permesso il suo buon esito.

4. Carissimi fratelli e sorelle, la Visita pastorale è stata in qualche modo la premessa migliore che consente alla nostra Chiesa diocesanadi intraprendere ora, con generosa disponibilità, il cammino sinodaleproposto da papa Francesco. San Giovanni Crisostomo affermò: Chiesa è nome che sta per sinodo, per cammino insieme (Exp. in Psalm., 149, 1: PG 55, 493). Il valore, spirituale e pastorale, di questa singolare stagione ecclesiale lo possiamo rintracciare nel racconto dei discepoli di Emmaus. I due, sfiduciati e tristi, in cammino da Gerusalemme verso Emmaus, furono avvicinati dal Risorto che spiegò loro il senso delle Scritture. Poi si fermò e accolse l’invito a stare con loro. Ed ecco che, dopo averlo ascoltato, lo riconobbero nello spezzare il pane. La Chiesa ha dato a questo gesto il nome di sinassi, riunione. È la sinassi eucaristica. Subito, i due si alzarono e ripresero il cammino, questa volta da Emmaus a Gerusalemme, dove annunciarono che Cristo era risorto. In questo racconto sinassi eucaristica e cammino sinodale stanno insieme e sono l’uno conseguenza dell’altra: il camminare insieme succede allo stare insieme, ne è il naturale sviluppo, l’urgenza interiore. L’Eucaristia ci è data per essere, come scrisse san Tommaso, cibusviatorum: cibo per coloro che camminano. Ecco l'impegno che attende ora la nostra Chiesa diocesana: tenere insieme sinassi e sinodo, stare con Lui nell'Eucaristia quale condizione essenziale per camminare sicuri con i fratelli e le sorelle al seguito di Gesù Cristo. Vi affido alla Vergine Maria, che ha vissuto la sua vita totalmente nello stare con Gesù e che, con la sua materna provvidenza, può indicarci le strade su cui camminare come figli e figlie del Padre che è nei cieli e fratelli e sorelle del suo Figlio Gesù. 

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