di Edoardo Gridelli


torna alla homepage


A Palazzo Albergati, Bologna, una delle più grandi
mostre dedicate al Giappone mai ospitate in Italia


La mostra che si è aperta a palazzo Albergati il 24 marzo scorso rappresenta forse il più imponente affresco storico sull'arte, la cultura e il modo di vivere giapponese dell'era EDO e non solo.

“Giappone: storie d'amore e guerra”, è sicuramente una realizzazione museale di altissimo livello basti pensare che l' “Orpheo”, una delle più importanti case di progettazione audiovisive museali in tutto il mondo ha realizzato le strutture sia sonore che visive e una migliore comprensione della mostra, fornendo le audio guide portatili che con le loro tracce audio hanno fatto scoprire il mondo narrante di un Giappone in evoluzione dai primi Ukiyo-.e, al teatro antico Nō a quello scherzoso Kabuki, dalla differenziazione tra le Bijin per non farle confondere con le cortigiane dalle sale da tè, gli scrittori e poeti di oltre quattro secoli. Questa mostra si è potuta realizzare grazie alla collaborazione con uno dei maggiori gruppi di professionisti del settore nella produzione e realizzazione di esposizioni permanenti e temporanee di natura artistica e culturale non solo i musei, palazzi storici ed anche in diversi spazi espositivi: “ ARTHEMISIA GROUP", che con il suo Team può vantare già 572 mostre e 55 milioni di visitatori in 15 anni dalla sua nascita.

BOLOGNA " la Dotta ", ha accolto con entusiasmo questo incredibile viaggio in oriente: il Giappone, facendoci percorrere in 11 tappe, sezioni, ma diciamo pure momenti magici, una strada in un mondo assai poco conosciuto, perché tale era il Giappone dell'era Edo, tra il 1603 e il 1867 dell' era Keichō, non dimenticando gli antefatti del suo inizio, ancora in periodo degli “Shōgun “, i capi dell' elite militare , che, seppur nominati dall' Imperatore, di fatto, regnarono sul Giappone dal 1250, fino alla fine dell' era Edo, imponendo il sakoku; l'autarchia e l'isolazionismo, arrivando ai presupposti finali dello stesso mondo Edo, grazie sia alla resa dei capi militari nipponici alla flotta americana presentatasi nel porto di Nagasaki inaugurando così, il periodo di transizione bakumatsu, caratterizzato da una serie di eventi bellici e lotte interne di , accaduti tra il 1853 e il 1867 che portarono alla conclusione della politica isolazionista e feudale e condizionando il passaggio di poteri degli Shōgun all' imperatore Meiji che firmava accordi commerciali che sancivano la riapertura di tutti i porti giapponesi al commercio con gli occidentali. 

Questa fase storica giapponese è essenziale per comprendere meglio l'esposizione e come transitava la vita e il mondo feudale nipponico, verso un nuovo futuro, grazie all' imperatore Meiji, verso la strada dell'apertura all'Occidente, all' interscambio culturale, letterario e quotidiano di questa nuova epoca appena iniziata.

Prima di addentrarci in qualche piccola considerazione su una grandissima mostra vogliamo ricordare lo sforzo sia di Arthemisia Group, sia della Fondazione Italia Giappone e in questa Mostra ricordiamolo, “Storie d'amore e guerra”, ha avuto il patrocinio del Comune di Bologna, del consolato generale del Giappone a Milano e della fondazione Italia Giappone e la stessa mostra attraverso il gruppo Arthemisia è stata curata da uno dei più grandi studiosi dell'arte giapponese in Italia; il professor Pietro Gobbi.

Per far comprendere più facilmente il perché andare a Bologna a vedere più di 200 opere, tra quadri, xilografie, manufatti, matrici per la stampa, oggetti quotidiani, nihontō, katane del 1600 con l'armatura di un samurai, basti pensare a quante partnership si sono volute legare all' evento.

Anche le Ferrovie dello Stato Italiane hanno predisposto offerte per la rassegna di questo meraviglioso programma, come ad esempio l'offerta 2 × 1 per i passeggeri di carta freccia diretti a Bologna e agevolazioni anche per i clienti del trasporto regionale. Inoltre anche Sky Arte.hd ha voluto essere partner nel suo canale televisivo dedicato all'arte a questa mostra, che Palazzo Albergati ospita. Anche il gruppo alberghiero MONRIF hotel è partnership di questa manifestazione.

Siamo stati fin dall'inizio indecisi su come poter presentare adeguatamente una tale mostra.

Poi ci siamo rivolti alla letteratura, a quanto abbiamo letto e leggiamo di autori giapponesi e allora potremo iniziare, definendo questa nicchia d' oriente che è la mostra, come la rappresentazione dell'evoluzione di un Giappone all'inizio del seicento ancora chiuso in se stesso, in un feudalesimo imposto dall' era medioevale e dal governo feudale, isolazionista degli Shogun fino a un Giappone del primissimo novecento che restituiva al mondo una vastissima e meravigliosa cultura e storia ed esportava anche la sua libera d'espressione, onore e grandezza facendone una nazione moderna.

Abbiamo parlato di un aiuto letterario ma crediamo di consigliar bene i visitatori di questa Esposizione di scegliere due strade: andare ad occhi chiusi, anche con pochissima conoscenza di questo mondo così lontano , non tanto per l' epoca, ma per la sua cultura e storia che nasce in epoche preistoriche, fin dal remoto Periodo Jōmon, che inizia più' di l 12.000 anni fa, prendendone il nome dalle peculiari fregi del vasellame dell'epoca, dove già allora vi era una società basata principalmente sulla raccolta dei frutti della terra, caccia e pesca, ma già sviluppata nei primi nuclei abitativi, ponendo le basi della loro prosperosa agricoltura, dando da subito un' idea di arte, di bellezza e fantasia “orientale” nei suoi meravigliosi reperti., affidandovi e seguendo una perfetta audio guida in molte lingue che vi farà' entrare, conoscere, scoprire, passo a passo, gradualmente un mondo fantastico e cosi' poco conosciuto.

Oppure affidarsi, oltre che all'audio guida, se non avete personali conoscenze sul mondo giapponese, a un libro, l primo romanzo giapponese definito moderno, “occidentale” di Natsume Soseki ; “Io sono un gatto”, del 1905, dove la voce narrante è appunto un gatto (lo scrittore stesso) che fa da testimone e cicerone al lettore sulla storia di un gruppo di amici professori, tra cui già insegnanti di inglese, letterati , pittori e sulle loro avventure e quotidianità, offrendoci un perfetto sguardo volutamente all' indietro, da parte dell' autore, anche dell'epoca EDO e della successiva Meiji, dove l'occidente era entrato di prepotenza con una velocità' incredibile, nella quotidianità' nipponica, senza però scalfirne tutto il suo background storico, culturale e non solo. Romanzo sarcastico ironico ma che rappresenta bene la mentalità, il clima, la cultura, gli usi quotidiani di almeno due secoli di storia giapponese, nella sua capitale Edo, che venne chiamata da quel momento Tokio.

È proprio in “Giappone storie d'amore e guerra” che abbiamo trascorso un tempo che sembrava quasi fermo - lo diciamo alla “thaoista”- ma che scorreva, senza che ce ne accorgessimo tra le varie sale riproponendoci al ricordo ciò che avevamo letto, visto, ammirato e immaginato del mondo giapponese, incredibilmente condensato in un solo luogo, quindi un raffronto è confronto evidente con la realtà di quel lungo periodo storico, culturale importantissimo.

Purtroppo dovremmo scrivere pagine e pagine su questa mostra ma il nostro spazio è ristretto, quindi per prima cosa volevamo sottolineare un'ampia selezione di opere artistiche dei maggiori suoi esponenti; Hiroshige, Utamaro, Hokusai giusto per citarne alcuni e tra le eccezionalità di molteplici xilografie, stampe policrome, anche tra dipinti e rotoli orizzontali del diciassettesimo secolo. Abbiamo dovuto stringere, tagliare molte volte questa nostra recensione, pensando che solamente vedendola con i propri occhi si possa avere l' esatta proporzione della stessa e di ciò che rimane nella mente e nel proprio immaginario. Dato che si dovrebbero descrivere 3 secoli di storia e 200 preziosissimi reperti, uno per uno, che solo il catalogo generale della mostra, può' fare, ci scusiamo con i lettori se abbiamo preferito dare una via per andare all' Albergati con animo diverso dalle solite mostre e non abbiamo esaltato una o più opere in particolare: le motivazioni sono la Mostra stessa: cercare di comprendere un mondo che ci resta lontano, non solo nei secoli ma ancora oggi lontano come cultura, come è il mondo del Giappone.

La mostra inizia con la PRIMA SEZIONE "La tecnica, le edizioni, le tirature e le riproduzioni antiche"
In questa splendida esposizione curata come su nuvole di colori e luci, l'arte dell' ukiyo e del ukiyo -e, fanno da padrone. La scrittura sia in prosa che in forma di racconto, gli acquarelli, le stampe su carta da riso affiancate da brevi poesie sia in ukiyo che waka ci accompagna per lunghi tratti del viaggio all' interno di questo "mondo fluttuante", di cui spiegheremo poi il significato. 

L'ukiyo potrebbe derivare dallo stile di poesia classica giapponese chiamato waka, una forma poetica giapponese in 31 sillabe divise in 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente. Apparve in Giappone nel tardo secolo e si sviluppò tra l'aristocrazia di corte nei secoli successivi per poi prendere vita in ogni ceto medio alto della società' nipponica come haiku-e nel XVII secolo: l' Era EDO.

Il manifesto del "mondo fluttuante", del cambiamento tra la letteratura precedente e quella Edo è certamente questa poesia di Asai Ryōi:

“Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo.”

Asai Ryōi fu uno scrittore giapponese nel primo periodo Edo . Un sacerdote buddista di un tempio di Kyoto , è considerato uno dei migliori scrittori di genere letterario giapponese che si diffuse nel secolo XVII dopo l'introduzione dei caratteri a stampa. Comprendeva opere scritte in kana (cioè coi segni dell'alfabeto fonetico) senza gli ideogrammi cinesi, destinate quindi ai lettori meno colti che non avevano familiarità con la scrittura d'origine cinese. Racconti di viaggi e di guerra, storie d'amore, raccolte di aneddoti e di favole, i kanazōshi rappresentarono una delle prime forme di letteratura popolare. perché era una forma di letteratura popolare scritta con poco o nessun kanji - i caratteri logografici cinesi adottati che vengono utilizzati nel sistema di scrittura giapponese e quindi accessibile a molti. Sebbene comprendesse molti generi, un tema comune nelle opere in kanazōshi era la celebrazione della vita urbana contemporanea. In particolare, il lavoro di Asai Ryōi ha trasformato l'insegnamento buddhista tradizionale in un'espressione di ideali urbani ed è largamente considerato il primo che si differenzia tra l' ukiyo buddhista e l' ukiyo-e del periodo Edo. I “Racconti del mondo fluttuante", è primitivo sia nella tecnica che nella trama, ma sotto la sua maschera di frivolezza Ryōi tentò di trattare le difficoltà di una società in cui la filosofia confuciana proclamata ufficialmente nascondeva gravi disuguaglianze. 

Da questi antefatti e grazie al passaggio al "modo di disegnare, dipingere, creare immagini" in ukyio-e la mostra ora si apre a noi nel suo "mondo fluttuante", una immensa meraviglia, finora poco conosciuta ai molti, arte e bellezza iconografica. 

Ukiyo, che significa appunto "mondo fluttuante", si riferisce alla cultura che fiorì nelle città di Edo (oggi Tokyo), Ōsaka e Kyōto che esprimevano un mondo a se stante. La parola è anche richiamo spiritoso al termine omofono "mondo della sofferenza" il ciclo continuo di morte e rinascita al quale i Buddhisti cercavano di sottrarsi. Questo sistema artistico divenne molto popolare a Edo durante la seconda metà del XVII secolo a partire dalle opere monocromatiche di Hishikawa Moronobu (circa 1670). All'inizio, si usava inchiostro cinese, poi alcune stampe vennero colorate a mano con dei pennelli, ma nel XVIII secolo Suzuki Harunobu allargo' la tecnica della stampa policromatica per produrre nishiki-e, cioè le stampe colorate.

Gli ukiyo-e erano offerti e preparati per quelle persone delle grandi città' che non potevano concedersi il lusso di comprare quadri o dipinti poiché gli Ukiyo-e non erano costosi dato che erano prodotti in massa, usando la loro xilografia, che descriveremo dopo. All' inizio, il soggetto principale degli ukiyo-e era la vita della città stessa, in particolare le operosità e i palcoscenici dei quartieri dei divertimenti: belle cortigiane, grossi lottatori di sumo e attori famosi venivano immortalati su carta di riso o altre tele, illustrando il loro lavoro. Poi divennero popolari anche i paesaggi, mentre non apparvero quasi mai soggetti politici e di altre classi sociali all' infuori di quelle più basse (composte appunto da cortigiane, lottatori di sumo e attori). La sessualità' e l' atto sessuale veniva anche rappresentato e tale filone di immagini erotiche venivano chiamate Shunga. Come con queste nuove tecniche di stampa, nacquero bigliettini e fogli augurali con innumerevoli disegni e liriche che vennero chiamati Surimono .Tornando agli Shunga, gli artisti e gli editori erano talvolta sottoposti a sanzioni per queste stampe sessualmente esplicite, che di fatto erano disegni erotici dai mille colori,come vedremo nell' apposita nella TERZA SEZIONE della mostra a loro dedicati. Ma non dimentichiamoci che tutta la mostra è una veduta sul "mondo fluttuante", ogni Sezione, di cui accenneremo è anche composta da tele, dipinti , che ritraggono il loro teatro No, quello kabuki, samurai in battaglia o gesta epiche degli shogun, biglietti augurali, poesie, vedute, paesaggi rurali e urbani il loro sacro monte Fuji, la loro mitologia, donne al lavoro, principesse e gheishe, bijin e oiran, poiché lo stile ukiyo-e ci ha regalato la storia giapponese in ogni sua sfaccettatura di oltre 3 secoli.


FOTO 4

Ma come venivano prodotti gli ukyio-e ? E' la mostra stessa a offrirci alla vista un preziosissimo stampo, matrice ovviamente in legno; una hangishi per le tavole 1852 (FOTO 3 E 4) per editare gli ukiyo, che ci aiuta a comprendere la tecnica e il loro uso di stampa artigianale e brevemente ne spieghiamo il procedimento: l'artista creava il disegno originale in inchiostro, mentre un assistente ricalcava in traccia l'originale, poi degli maestri tipografi incollavano questo disegno a faccia in giù su un blocco di legno, incidendo le parti in cui la carta era bianca, perciò lasciando così evidenziato il disegno sul blocco, ma si veniva a perdere l'originale. 

Lo stesso blocco veniva inchiostrato e stampato, producendo copie quasi uguali del disegno originale.

Queste copie venivano poi incollate a faccia in giù su blocchi di legno e le aree che dovevano assumere un particolare colore venivano lasciate in risalto. Ognuno di questi blocchi stampava almeno un colore della stampa finale.

La serie di blocchi di legno veniva inchiostrata in diversi colori, che successivamente venivano impressi su carta, come se fossero parti di un puzzle di diversi colori dello stesso disegno a china nativo. La stampa finale porta l'impressione di ognuno dei blocchi, alcuni stampati più di una volta per dare profondità al colore.

Ora, ci addentriamo verso i quattro dei maggiori pittori su xilografia e su carta di riso della scuola ukiyo-e, presentandovi Edo, la Tokio del 1823 (FOTO 5), una stampa che era alla portata di tutte le tasche. 


FOTO 5

1 Utagawa Kuniyoshi (1798-1861)
Viene definito uno degli ultimi grandi maestri della pittura e della silografia giapponese in stile ukiyo-e. Ha studiato ed è stato insegnante in una delle più importanti scuole di stampa xilografica giapponese, la Scuola Utagawa.
La gamma dei soggetti che Kuniyoshi ha ritratto nell’arco della sua vita è molto ampia e include paesaggi, figure femminili, attori di teatro Kabuki, gatti, animali fantastici ed episodi della mitologia giapponese. È inoltre conosciuto per la vivace rappresentazione di battaglie di eroi leggendari, (foto10) imprese di samurai ed episodi della storia giapponese. Elementi dell’arte occidentale sono presenti nelle opere di paesaggio e nei disegni caricaturali. Fin dall’infanzia fu impressionato dalle stampe che ritraevano la figura umana, in particolare guerrieri, artigiani e comuni cittadini (così come venivano rappresentati nei manuali per artigiani), ed è possibile che questi elementi abbiano influenzato successivamente le sue stesse silografie. e realizzato stampe a colori singole di guerrieri e attori di teatro "kabuki". in parte per la mancanza di commesse da parte degli editori e in parte per la concorrenza di altri artisti dell’ambito della scuola Utagawa (Utagawa-ryū) di Hiroshige. In questi anni realizzò alcune immagini di “belle donne” ('bijin-ga'), una tipologia di stampe molto in voga al tempo; sperimentò disegni su tela di ampie dimensioni e la tecnica dell’ombreggiatura di derivazione occidentale, sebbene i suoi tentativi possano sembrare copie piuttosto che comprensione e acquisizione della tecnica. 

2 Utagawa (Ando) Hiroshige (1797 1858) è stato uno dei più' prolifici incisori e pittori. Assieme a Hokusai è considerato uno tra i principali paesaggisti giapponesi dell' Ottocento e fra i più celebri rappresentanti di questa corrente artistica. La produzione artistica di Hiroshige annovera diversi generi, tra cui stampe per il teatro (FOTO 9), di attori, guerrieri, cortigiane, vita privata ma l'oggetto principale della sua arte fu la natura nelle sue molteplici espressioni. La contemplazione della natura e la successiva rappresentazione in chiave morfologicamente armonica, è ciò che distingue Hiroshige dagli altri pittori-incisori del suo tempo, creando una dialettica tra il finito e l'infinito, ossia il sentimento umano scaturente dall'ascolto quasi religioso della natura e il respiro del cosmo. La+serie più famosa di Hiroshige è "Le 100 vedute famose di Edo". Hiroshige ebbe straordinaria influenza sulla pittura europea di fine Ottocento. Principalmente tale influenza si manifestò sull'impressionismo e post-impressionismo, venendo imitato da diversi artisti, tra cui Claude Monet e Vincent van Gogh. 


3 Kitagawa Utamaro (1753 –1806) è considerato uno dei maggiori artisti dell'ukiyo-e, Utamaro produsse oltre 2000 stampe, insieme ad un numero elevato di dipinti, surimono, libri illustrati (tra cui molti SHUNGA) ed altre opere.
È conosciuto principalmente per i suoi studi di donne, magistralmente composti, chiamati bijin-ga. Compì anche degli studi su soggetti naturali, in particolare libri illustrati sugli insetti.

Le sue opere vennero diffuse in Europa verso la metà del XIX secolo, dove divenne molto famoso, in particolare in Francia. Influenzò così gli impressionisti europei, soprattutto per il suo uso di scorci, con una certa enfasi su luci e ombre. Utamaro, come era abitudine all'epoca, cambiò nome appena raggiunta l'età adulta e si fece chiamare infine Ichitaro Yusuke quando divenne più vecchio.


FOTO 8

La sua prima opera di un certo rilievo è stata la copertina per un libro di commedie kabuki, pubblicato nel 1775, a 22 anni, In seguito produsse una serie di stampe di attori e guerrieri, programmi teatrali e altro materiale del genere. A partire dalla primavera del 1781, cambiò il suo nome in Utamaro e cominciò a disegnare le sue celeberrime stampe di donne che troveremo nella seconda Sezione “BELLEZZE FEMMINILI” FOTO 6 7 e 10 xilogrfia del periodo Kansei (1794), dove troviamo anche uno splendido kimonono già dell' era Meiji (FOTO 8) Utamaro produsse, come detto, oltre 2000 stampe e tra queste moltissimi surimono , che è un genere giapponese di xilografie commissionate da privati per occasioni speciali, come l'avvento di un nuovo anno, praticamente dei BIGLIETTI AUGURALI che letteralmente significa "cosa stampata". Essendo prodotti in piccole quantità e per un pubblico perlopiù di letterati e di uomini colti, i Surimono erano spesso abbastanza sperimentali nel tema trattato, inoltre erano anche stravaganti nella tecnica di stampa rispetto alle stampe commerciali. Oltre alle stampe comiche e caricaturali, nel corso del decennio delle riforme, Kuniyoshi si dedicò alle stampe di paesaggi. Furono popolari soprattutto tra il 1790 e gli anni trenta dell'Ottocento, e molti artisti importanti si impegnarono nella loro produzione. La serie Panorami famosi delle capitali dell’est, di qualche anno successiva, che fu influenzata dalla serie analoga che Hokusai realizzò tra il 1826 e il 1833 Trentasei vedute del Monte Fuji (Fugaku sanjūrokkei). Sempre di questo periodo sono anche lavori di sola rappresentazione naturalistica, in particolare di animali, uccelli e pesci, soggetti questi di derivazione della pittura tradizione cinese e giapponese. 

4 Katsushika Hokusai 1760 – 1849) anche lui poliedrico e instancabile: i suoi dipinti a inchiostro e colore su rotolo verticale e orizzontale, alle silografie policrome di ogni misura per il grande mercato, fino ai più raffinati surimono, usati come biglietti augurali.

Artista eccentrico e meticoloso, deve la sua fama principalmente alle stampe, nonostante rimase attivo nel campo della pittura come in quello della grafica. In una carriera lunga più di sessant'anni esplorò varie forme d'arte cimentandosi nella produzione di xilografie a soggetto teatrale, di stampe augurali a circolazione privata, come gia detto i surimono e, negli anni trenta dell' Ottocento, di serie paesaggistiche, sezione ottava della mostra, come dimostrano le sue opere su “Vedute di ponti famosi”, “Cascate famose in varie province”, “Cento vedute del Monte Fuji” e Trentasei vedute del Monte Fuji, che riflette in parte un attaccamento personale al celebre vulcano. Una delle piu' belle xilografie,che riflettono il suo stile particolare e fortemente romantico impressionista e' “Fuji da una macchia di bambù” (FOTO 11)


FOTO 11

Questi 4 maestri ci fanno da guida e non solo nelle 11 Sezioni della Mostra. Si parte dalla Ukiyo-e. Luoghi e tematiche: la tecnica, le edizioni, le tirature e le riproduzioni antiche, offrendoci un primo approcio a questo mondo EDO, spiegandoci ed introducendo con estrema cura e semplicità' alla mostra, dove gia nelle prime sale si resta affascinati dalla bellezza dei dipinti e disegni e poesie tradotte su lunghi teli che scendono nelle sale.



FOTO 12

Si passa poi a Bellezze femminili, (FOTO 12) dove erano sorti dei veri e propri atelier di moda (FOTO 13 BIS) come la xilografia di Kobayashi Kiyochika; “bijin nella moda del periodo An'ei”ç era gia presente l'aspetto commerciale e pubblicitario e già a quell'epoca era tenuto ben in considerazione, e troviamo qui opere di Utamaro splendide donne in atti familiari, in questa sezione troveremo rari reperti di pettini, (FOTO 12) ventagli rigidi (FOTO 13), barrette fermacapelli e spilloni ornamentali, bambole per giocare, scatole di scrittura, portamonete (Inro) con moneta dell'epoca, Yato, porta pennello con calamaio portatile, scatole, bicchieri ornamentali ma di uso anche comune Per passare alla Bijin : la donna ukyio; poteva essere una eroina, una dama di corte, una cortigiana (FOTO 12) “cortigiane della casa Tsutayao” o una una gheisha )e tutte sono qui rappresentate. Come la geisha, che significa artista, infatti era in origine una danzatrice e suonatrice, poi divenne una raffinata accompagnatrice esperta nella conversazione, danza e musica, da non confondersi, come tutt' oggi noi occidentali facciamo, con le cortigiane, le Orian che erano il fulcro della vita dei quartieri del piacere, ma che doveva essere maestra anche nel rituale del tè e nella pittura. 


FOTO 13

Si passa poi alla terza sezione:Shunga letteralmente "pittura della primavera" un eufemismo dell' atto sessuale, come lo dimostrano gli uniko -e dove maestri come Terukata o Sukenobu offrono allo sguardo una elegante visione dell' erotismo, Come ad esempio (FOTO 14) sempre di Ikeda Terukata nel periodo periodo Meiji


FOTO 14

Si passa poi alla IV sezione, i Surinomo, dove troviamo maestri appunto come Hukosai, Hokkei ed altri maestri e spaziando tra samurai, contadine al lavoro o dame in toeletta, comunque il tema poteva spaziare a seconda dell' estro e dalle esigenze di chi li ordinava. Splendidi sono (FOTO 15) o Vaso con pianta fukujuso” del peiodo Bunka -1808- di Ryoho (FOTO 16), o (FOTO 17) di Katsushika


FOTO 15

Passando al loro teatro, il teatro NO (FOTO 18) con ad esempio i disegni di Kogyo Tsukioka e il KABUKI, con maestri quali Tsukioka, KusinadaIII (FOTO 19), e lo stesso Hiroshige. 


FOTO 18


FOTO 19

Dopodiché si passa alla parte centrale della mostra alla sezione sesta con "Samurai" "mondo di sofferenza eppure i ciliegi sono in fiore" (Kobayashi Issa. Qui come vedrete, si passerà dalle scene mitologiche di Kuniyoshi e Hiroshige, a grandi rievocazioni di battaglie del passato di Yoshitora, fino a uno splendida stampa nishiki-e in broccato con conchiglia macinata "La grande battaglia navale di Port Ahrtur" del 1904 gia in era Meiji. In questa sezione non potevano mancare reperti assolutamente straordinaria dall' armatura da parata di epoca meiji , Tachi e Tanto, combinazione di due spade che segnalavano la classe sociale del samurai stesso, poi divenute la katana e lo wakizashi, sella e acetosella per un samurai (FOTO 21), diversi elmi da quello di samurai a quello per soldati di basso rango (FOTO 22) e una faretra da viaggio.


FOTO 21


FOTO 22

La settima sezione si apre sul mondo spirituale e filosofico nipponico: " L' Olimpo Shintoista" e Buddista" - "Il tetto si è bruciato, ora posso vedere la luna" (Mizuta Masahide) e subito si resta abbagliati dalla "Dea del sole da cui discende l' Imperatore" la Dea Amaterasu (FOTO 23)

Poi tutta una particolarissima selezione di raffigurazioni dei loro dei, dal Dio del Tuono, a Futen a Beten ai ritratti di varie budishattivi (simili ai nostri santi) tra cui ammiriamo Kannon badishattiva, alla raffigurazione di Schiei Sennin immortale taoista. 


FOTO 24

Nell' ottava Sezione "Saltellando tra i rami, l'usignolo cuce, dicono, il copricapo del susino, ne coglierò un ramo per la mia testa che coprirà' la mia vecchiaia" (Minamoto no Tokiwa IX secolo) e proponiamo una xilografia di Keinen Imao (FOTO 24):”Il paesaggio naturale” vi è espressa tutta la delicatezza, il garbo e la millenaria cultura giapponese dove tra insegnamenti taoisti e buddisti, il vuoto non è che una nostra concezione occidentale, esso rappresenta l' intero pieno, proprio come nel dipinto di Keinen Imao, uno dei nostri maestri preferiti per il delicato e raffinato tratto,. In questa sezione si offre allo spettatore anche un' idea piu' chiara anche dei villaggi di questi artisti del XVIII secolo che si possono ammirare nei nei nishiki-e di Shigemasa Kitao o di Utagawa Toyokuni II con le sue "Otto vedute di famosi luoghi" sempre con tecnica nishiki-e, per poi ritrovarci ancora Hiroshige con "Pini sparsi sul fiume Tone"o Hokusai con " Il Fuji da una macchia di bambù'" e la sua famosissima "Il Fuji dal mare". 

Si passa al “Paesaggio Umano” tra cui segnaliamo i lavori di Tokei Niwa" La pescheria" , "Un affollato crocevia" (FOTO 25) verso la fine del 1700, hidel helen con il sua xilografia acquazzone estivo", un panorama di scorci e vedute altamente realistiche e al contempo romanticamente esposte.


FOTO 25

La decima Sezione Shin hanga. Sosaku hunga - "Una grossa lucciola in vibrante tremolio s' allontana penetrante"(versi di Issa tra il 1819 e il 1826) Il nuovo movimento che si evolveva dall' ukiyo-e proprio per le tecniche sofisticate e perfette dei lavori che venivano editati, xilografati, e grazie all' editore Watanabe Shosaburo, nacque con il suo sostegno, un nuovo movimento artistico dall' ukijo-e, che chiamò stampa nuova: "Shin-Hanga, che se in parte rispettavano temi tradizionali, l' influsso occidentale soprattutto sullo studio degli effetti della luce e l' espressività' di stati d' animo. Parallelamente ad esso nacque il movimento Sosaku Hanga,: stampa creativa, molto piu' aperto e sicuramente con influenze occidentali ancora più' marcate , dove l' artista procedeva direttamente dall' intaglio della matrice e alla stampa con un controllo totale dell' opera senza editori, come nell' impressionismo europeo, non vi erano nessun mecenate, editore o imposizione dei temi. Il rapido passaggio a nuove tecniche di impostazione del lavoro le si comprendono perfettamente raggirandosi per questa sezione, da "Donna alle terme" di Hushiguchi Gayo, ancora se ancora molto tradizionale sia nei temi che nell' impostazione del sottofondo di ciliegi, il volto e l' espressività' della donna assumono sembianze più reali e confacenti per l'epoca, ormai siamo nell'era Meijji, per passare poi a Oda Kazuma "Neve sul Tamanoi" che da già un'idea completamente diversa delle precedenti xilografie descritte nella sezione del Paesaggio Naurale, come Ito Shinsui "Sciogliendo i capelli dopo il bagno" (FOTO 26) , donna anche se in kimono, ormai delle forme e fattezze di una donna diremmo quasi moderna, come per i temi, Tomo Inagaki immortale "Gatto davanti a un caminetto”, ormai dal tratto quasi di un futurismo orientale come per i Konishi Selichiro con il suo "Panorama di tetti", (FOTO 27) che quasi ci ricorda una visione del post industrialismo di questi anni, e ancora più essenziale e schematicamente di grosso impatto visivo è "Panorama di Okinawa" di Serizawa Keisuke, ormai distante anni luce dalle xilografie dell' epoca Edo. Mentre siamo certi che Okamura Kichhiemon con la sua xiolgrafia "L' onesto lavoro di Kichiemon", "stampato in proprio", (FOTO 28) voglia dimostrare orgogliosamente il suo completo distacco da qualsiasi editore e impresario come avveniva sia per il teatro No che per quello Kabuki.


FOTO 28

L'ultima sezione , "Dall'interpretazione artistica alla realtà: fotografie d'epoca, riprendono i temi della vita quotidiana, di lavori, di sportivi, di fanciulle al bucato, di donne che allattano, di geishe, sulla cerimonia del tè e vari panorami e ci portano quasi vicino al nostro presente, tenendo ben conto che l' immenso tesoro dell' epoca Edo anche qui pone il suo ricordo, tutte le fotografie esposte sono collotipi colorati a mano e i suoi temi da ritrarre sono gli stessi, ma senza la grandissima fantasia di questi precedenti autori. (FOTO 29).


FOTO 29

Era chiaro che in tale Mostra non poteva mancare una parte "DIDATTICA", riservata alle le scuole dalle primarie alle superiori, con pacchetti "scuola" , dove crediamo che molti Istituti d' arte e non solo dovrebbero pensare di fornire un adeguato e ricco bagaglio culturale su un mondo cosi' lontano e cosi' poco compreso. Per informazioni: http://www.palazzoalbergati.com/visite-guidate-e-didattica-2/ 

EVENTI COLLATERALI ALLA MOSTRA
Sono stati allestiti con cura e perizia, come tutta la mostra lo è anche degli eventi collaterali di un gran spessore sia per la presenza di artisti e artigiani di questi incontri. Ilnostro calendario arriva fino ai primi di giugno, ma è da tener in considerazione anche gli altri appuntamenti che pensiamo si ripatano, come la "cerimonia del tè". Per consultazione http://www.palazzoalbergati.com/eventi-collaterali-2/ 

La parola kimono significa “cosa da indossare, abito”. 
sabato 26 maggio 2018
La potenza del gesto immediato: Sumi-e
laboratorio condotto da Tatsunori Kano

Pochi e semplici elementi caratterizzano questa sublime forma d’arte visiva, che si esprime nella freschezza d’animo, nella concentrazione e nella simbiosi di pennello e inchiostro.

Il fascino di quest’arte risiede nella paradossale capacità di rendere visibile la vita – questo uno dei significati reconditi attribuibili all’ideogramma “ike” che compone il termine ikebana – utilizzando vegetali recisi che, quindi, della vita recano solo il riflesso


FOTO 1

PALAZZO ALBERGATI (FOTO 1 e 2)
Via Saragozza 28
BOLOGNA
“GIAPPONE
Storie d' amore e di guerra”
Fino al 9 Settembre 2018


FOTO 2


FOTO 3


FOTO 7


FOTO 10


FOTO 9


FOTO 12


FOTO 13


FOTO 16


FOTO 17


FOTO 21


FOTO 23


FOTO 26


FOTO 27


[home page] [lo staff] [meteo]